Dal 20 al 31 marzo con oltre 200 film e documentari da tutto il mondo, la città di Copenhagen ospita il suo festival più importante, il CPH:DOX , dedicato al cinema documentario mondiale.Arte, musica, politica, attualità, giustizia e diritti, tendenze, scienza, sono queste le cornici tematiche entro le quali si articola il ricchissimo programma del CPH:DOX che quest’anno posa il suo sguardo sulle donne. Ad aprire il festival “The Reformists” di Marie Skovgaard, il ritratto di una imam danese e di Sherin Khanka che ha reso possibile la realizzazione di una moschea guidata da imam donne.

43 anteprime mondiali, 18 prime internazionali, 5 europee, cinque sezioni competitive: DOX:AWARD, NEW VISION, NEXT WAVE, NORDIC:DOX, F:ACT AWARD. Numerosi i focus e gli spazi tematici, tra cui DANISH DOX, INTERACTIVE (cinema e istallazioni), HIGHLIGHTS, SCIENCE DOX, ARTISTS AND AUTEURS.

 

GeoMovies Highlights 

 

NEXT:WAVE AWARDRegisti nuovi, giovani e promettenti

KABUL CITY IN THE WIND di Aboozar Amini – Un film da Kabul e su Kabul, dove la vita scorre nonostante la guerra perpetua. Una immersione nel caos della città, nelle sue contraddizioni, nella sua energia, nella polvere di anni di conflitto, dove ognuno combatte la sua battaglia personale. Abas che ogni giorno mantiene in funzione il suo autobus scalcagnato, Afshin, dall’altra parte della città, costretto a fare da padre a suo fratello minore da quando il padre è fuggito in Iran.

 

F:ACT AWARDGiornalismo investigativo e attivismo sociale 

DEMOCRACY LTD di Robert Schabus – Uno spaccato esaustivo dell’Europa dei nostri giorni, dal ritorno ai nazionalismi, alla erosione della democrazia, alla crisi della coesione sociale. Passando da un Paese all’altro, da uno schieramento all’altro, una sintesi dello stato dell’Europa alla vigilia delle sue più importanti elezioni. Una riflessione sul rinnovato ruolo delle masse, più imprevedibili che mai nel canalizzare la frustrazione verso forme estremiste di espressione politica.

DARK SUN di Julien Elie – Un film di grande effetto sulla violenza contro le donne in Messico. Una indagine sull’ondata di femminicidi, fenomeno dalle molteplici cause (misoginia, cartelli della droga, forti divari educativi) richiamate in chiave antropologica dalla regista nel rappresentare l’attuale situazione femminile in Messico. Un film di grande attualità politica e di potente espressione artistica.

FAVELA FRONTLINES di Renato Martins – Non ci sono vincitori nella guerra che si combatte nelle favelas di Rio de Janeiro tra i trafficanti di droga e la polizia. La prima scena si apre su una sparatoria in corso, mentre storie personali da entrambe le parti ci immergono in un vero e proprio conflitto che causa oltre 60 mila morti ogni anno, in cui ogni giorno muore un poliziotto. Giornalisti, storici, giudici testimoniano la complessità di una situazione in cui il passato traumatico del Paese, schiavitù e dittatura, ancora si riflette, con la sua ombra di violenza, nel presente.

ON THE PRESIDENT’S ORDERS di James Jones e Olivier Sarbil – Un docufilm investigativo per guardare dentro alla guerra alla droga del presidente delle Filippine Rodrigo Duterte, che ha dato alla polizia mano libera nella repressione di chiunque sia sospettato di avere a che fare in qualche modo con il mondo della droga. La violenza scatenata ha il suo epicentro negli slum alla periferia di Manila dove migliaia di ragazzi vengono uccisi per strada. Un espediente per distrarre l’opinione pubblica dai gravi problemi del Paese? Una nuova lotta di classe? Uno sguardo attraverso le due parti della barricata da cui emerge un mondo di intricate e tentacolari connessioni tra politica e criminalità.

SEA OF SHADOW di Richard Ladkani – Il Mar di Cortez si è trasformato in “terreno di guerra”. I cartelli della droga hanno scoperto la “cocaina del mare,” un pesce chiamato totoaba, oggetto di affari milionari della mafia cinese. La caccia spregiudicata al totoaba sta causando la distruzione dell’ecosistema e l’estinzione della specie di balena più piccola al mondo, la vaquita. Nel tentativo di salvarle, ambientalisti, giornalisti, investigatori e la marina messicana portano alla luce l’espansione di un mercato nero finora sconosciuto.

THE GOOD TERRORIST di Robert Oey – La testimonianza di Jason Walters, un ex terrorista jihadista catturato nel 2004 dopo un lungo inseguimento mentre stava progettando un attacco terroristico. La cattura ebbe luogo dopo pochi giorni dalla uccisione del regista Theo van Gogh. Oggi Jason Walters è un “profeta della tolleranza”, dopo essere stato un pericoloso terrorista. Una riflessione animata da diverse interviste sulle cause del jihadismo estremista e del radicalismo islamico, spesso più banali di motivazioni ideologiche o religiose.

WAR OF ART di Tommy Gulliksen – Un gruppo di giovani artisti accompagnati da Morten Traavik parte per uno scambio culturale con la Corea del Nord. Un film reportage a metà fra il metodo giornalistico e quello delle realizzazioni artistiche, uno sguardo illuminante che lascia intatto il bagaglio di pregiudizi che i visitatori portano con sé, cosi come l’impianto ideologico del Paese ospite ritraendo entrambi gli aspetti in una affascinante cornice artistica.

THE REST di Ai Weiwei – Oltre 900 ore di riprese da cui attingere per un film sulla situazione dei rifugiati in Europa, dove il sistema dell’accoglienza è saturo, l’opinione pubblica è stanca e il razzismo è in ascesa. Al centro del film, la storia di un individuo, la sua esperienza, la sua umanità. Un richiamo alla umanità di ognuno di noi come unica speranza e unico antidoto.

 

JUSTICE

THE EDGE OF DEMOCRACY di Petra Costa – Durante la presidenza di Luiz Inácio Lula da Silva, eletto nel 2002, 20 milioni di brasiliani sono usciti dalla povertà. Nel 2010 Lula passa il testimone all’ex guerrigliera Dilma Rousseff. Dietro le celebrazioni ufficiali, la rabbia della popolazione per la corruzione dilagante, l’ascesa di un giovane magistrato che sulla personale e discutibile battaglia contro Lula e la Rousseff ha costruito la sua fama internazionale, determinando le sorti di un Paese uscito da qualche decennio dalla dittatura militare. Nel ritrarre una nazione profondamente divisa, The Edge of Democracy lancia un potente monito sulla natura della crisi politica e istituzionale del Brasile, dietro la quale ci sarebbe lo zampino delle potenze occidentali.

ON THE SIDE OF A MILITARY DICTATORSHIP di Karen Stokkendal Poulsen – La tragedia del Myanmar, la complessità del suo sistema politico, la difficoltà della via democratica. Il potere militare è ancora al potere condizionando il ruolo politico del suo ex nemico numero uno: Aung San Suu Kyi, agli arresti domiciliari per vent’anni, premio Nobel per la Pace, simbolo di speranza per milioni di birmani. Speranza in larga misura disattesa, soprattutto per il suo silenzio di fronte al massacro dei Rohingya. Il potere ha la sua logica e può portare ex avversari ad essere molti vicini.

WATERGATE OR HOW WE LEARNT TO STOP AN OUT OF CONTROL PRESIDENT di Charles Ferguson – ‘The interests of America first’ fu la frase che Richard Nixon pronunciò le sue dimissioni nel 1974, dopo due anni di rivelazioni sul suo operato nel noto affare Watergate, le perquisizioni illegali negli uffici del Partito Democratico situati nell’edificio Watergate. Charles Ferguson ricostruisce, con l’ausilio di registrazioni audio declassificate, l’intera vicenda che assume man mano che la trama si infittisce, i tratti di un’opera shakespeariana: intrigo, menzogna, complotto ad opera di un uomo che non era preparato a perdere e che ha profondamente disprezzato le istituzioni.

THE TRIAL OF RATKO MLADIC di Henry Singer e Rob Miller – Non è passato molto da quando l’Europa ha guardato scioccata alle immagini delle fosse comuni nella ex Jugoslavia. La guerra in Bosnia è costata qualcosa come centomila morti. Nel 2012, a venti anni di distanza, il Tribunale internazionale per i crimini commessi nella ex Jugoslavia ha condannato il generale serbo Ratko Mladić per il genocidio di Srebrenica. Il documentario di Henry Singer e Rob Miller guarda ad entrambe le parti in causa: quella dei familiari delle vittime, dei testimoni, del Pubblico ministero, e quella di Mladic attraverso interviste ai suoi avvocati, ai suoi sostenitori, ai membri della sua famiglia che lo considera un eroe. Oltre e sopra di loro, un interrogativo dirimente: è possibile che un processo possa fare giustizia e di che giustizia si tratta se l’accusato non riconosce il verdetto?

PATRIOTIC HIGHWAY di Caroline Troedsson – Marie Tuma, avvocato internazionalista, affronta la sua sfida più grande. Nominata giudice del più grande caso di corruzione in Kosovo nell’ambito del programma dell’Unione europea EULEX che avrebbe dovuto rafforzare lo stato di diritto nel Paese da poco indipendente e uscito dalla guerra con la Serbia. Sul banco degli imputati l’ex Primo ministro Fatmir Limaj e con lui la recente storia del Kosovo. Il caso è emblematico per il futuro del Kosovo, trai i paesi con il più alto tasso di corruzione.

 

CHANGE

FREEDOM FIELDS di Naziha Arebi – Nella Libia postrivoluzionaria un gruppo di donne nutre un sogno: avere il permesso di partecipare a tornei di calcio internazionali. Attraverso i loro occhi vediamo la realtà di un Paese in transizione, dal futuro ancora molto indefinito, e le sfide delle donne nella frammentata società libica.

KHARTOUM OFFSIDE di Marwa Zein – Uno spaccato del Sudan in un documentario al femminile. Sara ha un sogno: creare una squadra di calcio femminile per il campionato mondiale della FIFA. Il documentario segue un gruppo di donne, con e senza velo, allenarsi per mettere su una squadra nella periferia di Khartoum, sfidando tradizioni familiari e religiose, ostacoli e condizionamenti politici e sociali.

ONE CHILD NATION di Nanfu Wang e Jialing Zhang – Vincitore del Premio Giuria all’ultima edizione del Sundance, la terribile politica cinese del figlio unico. Una indagine nelle storie di milioni di sterilizzazioni forzate, bambini abbandonati, rapimenti di Stato. Con agghiacciante chiarezza One Child Nation rivela l’implacabile propaganda del terrore che ha costretto tantissimi cittadini cinesi a commettere crimini atroci verso amici, conoscenti, parenti. Attraverso interviste sia alle vittime che ai loro carnefici, e con il supporti di dati sul numero dei bambini abbandonati o fatti sparire, One Child Nation rompe decenni di silenzio su uno dei più terribili e sistematici esperimenti di manipolazione sociale mai realizzati nella storia della umanità.

MIDNIGHT TRAVEL di Hassan Fazili e Emelie Mahdavian – Un roadmovie realizzato con gli smartphone dei protagonisti: una famiglia di afghani in fuga dal regime dei talebani. Per la sua attività di regista, nel 2015 Hassan Fazili  e la sua famiglia sono minacciati di morte dai talebani. Costretti a fuggire per mettersi al sicuro in Europa la famiglia Fazili inizia un viaggio, destinato a durare diversi anni, che li porterà lungo la rotta balcanica, in diversi campi profughi attraverso molte difficoltà.

THE PANAMA PAPERS di Alex Winter – Un docu-thriller sullo scandalo finanziario che ha scosso il mondo. Più di 370 giornalisti e un whistle-blower hanno portato alla luce un ramificato sistema di evasione fiscale e riciclaggio di denaro. Non ne è rimasto fuori nessuno: da Putin a Trump a Cameron. Riciclaggio ed evasione legati a frodi elettorali e perfino omicidi in una cornice di totale assenza di moralità.

 

EUROPE

THE BRINK di Alison Klayman – Steve Bannon è u n nazionalista o un nichilista? Di certo, l’ex consigliere di Donald Trump è il leader globale dei movimenti di estrema destra. Il suo obiettivo, dichiarato, è di dividere l’Europa, minarne l’integrazione, farla implodere. Al di là della sua capacità di manovrare i media, c’è un progetto concreto dietro le sue parole? The Brink è l’immagine, inquietante e disarmante, di un astuto manipolatore, più che di un nichilista.

PUTIN’S WITNESS di Vitaly Mansky – La testimonianza delle vere cause e delle conseguenze della operazione “Successor” che ha segnato l’inizio del putinismoIl celebre documentarista porta sullo schermo gli eventi che sono accaduti negli anni dopo il fatidico 31 dicembre 1999, l’anno in cui Vladimir Putin è diventato presidente della Russia. Costruito su testimonianze uniche, il documentario ha come protagonisti, tra gli altri, Mikhail Gorbachev e Boris Yeltsin.

UNGHERIA 2018 – Dietro le quinte della democrazia di Eszter Hajdú – Un documentario politico per seguire le elezioni parlamentari in Ungheria nel 2018. Gli ideali progressisti rappresentati dalla coalizione democratica di centrosinistra di Ferenc Gyurcsany si infrangono contro il muro del dilagante conservatorismo di destra guidato da Viktor Orbán e dal suo partito Fidesz. Il regista segue la campagna elettorale di entrambi gli schieramenti su cui si addensa fitta la percezione della popolazione ungherese di essere in guerra contro migranti e rifugiati.

 

ARTISTS AND AUTEURS – Registi celebrati per la loro originalità

MEETING GORBACEV di Werner Herzog André Singer – La testimonianza d’eccezione di una figura chiave della storia del Novecento. Sei mesi di interviste con il padre della perestroika. Oggi Mikhail Gorbachev ha ottantasette anni e parla come un uomo che non ha più nulla da perdere. Più amato e rispettato all’estero che in Russia, l’ex Segretario del PCUS ricostruisce la sua parabola politica e privata, dalla ascesa nel partito comunista fino ai negoziati sul nucleare con l’America di Ronald Reagan.

WHAT YOU GONNA DO WHEN THE WORLD IS ON FIRE? di Roberto Minervini – Un documentario sulla questione razziale negli Stati Uniti con la storia di una comunità di africano-americani del Sud del Paese e delle manifestazioni di protesta organizzate dalle Black Panthers nell’estate del 2017, a seguito di una serie di brutali uccisioni di giovani neri.

ANGELS ARE MADE OF LIGHT di James Longley – Una scuola di uno dei più antichi e devastati quartieri di Kabul. Un gruppo di insegnanti impegnati quotidianamente a infondere la speranza di un futuro migliore. Una storia appassionante resa con una ottima qualità cinematografica da luogo che luogo che ha un disperato bisogno di speranza, di cinema e di un’altra Storia da raccontare.

AMERICAN DHARMA di Errol Morris – Il ritratto di Steve Bannon, il capo stratega e coordinatore della campagna elettorale di Donald Trump. Sorprendentemente estromesso da ogni incarico, Steve Bannon si presenta oggi come il nuovo guru della destra populista e nazionalista europea.

THE APOLLO OF GAZA di Nicolas Wadimoff – Nel 2013 una statua di Apollo di duecento anni viene rinvenuta al largo di Gaza per poi sparire misteriosamente. L’episodio è occasione per entrare in un territorio conosciuto per il conflitto che lo affligge, una prigione all’aperto in cui la sua popolazione vive isolata dal resto del mondo, e per raccontare una storia sul Medio Oriente.

 

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