DICK MARTY, A SCREAM FOR JUSTICE – La storia dei black sites e delle extraordinary renditions dopo il 2001

Una vera e propria spy story ricostruisce uno degli scandali più scabrosi della storia americana. DICK MARTY, A SCREAM FOR JUSTICE, documentario inchiesta di Fulvio Bernasconi presentato alla 17ma edizione del Festival Cinematografico Internazionale e forum sui diritti umani (FIFDH), è la storia di Dick Marty, dei black sites, delle extraordinary renditions, delle colpe americane e delle responsabilità europee. Il tutto all’interno del complesso contesto internazionale post undici settembre 2001.

Il 2 novembre 2005 Dana Priest, giornalista investigativa statunitense pubblica sul Washington Post quello che si definisce uno scoop, per il quale l’anno successivo vincerà il Premio Pulitzer. Una inchiesta sui black sites, le carceri segrete della CIA in Europa per la detenzione arbitraria di (presunti) terroristi jihadisti. George W. Bush riesce ad ottenere dalla storica estata americana di non rendere noti i nomi dei paesi che europei che ospitano i black sites. Ma pochi giorni dopo una ONG, la Human Rights Watch, riesce a far conoscere al mondo la localizzazione di veri e propri luoghi di tortura del XXI secolo.

L’Europa si muove. Dick Marty, pubblico ministero svizzero con un passato nel Consiglio di Sato e in politica con il partito radicale svizzero, è la figura incaricata dal Consiglio d’Europa, la più grande organizzazione internazionale per la promozione dei diritti umani e lo stato di diritto, di far luce sulle presunte prigioni segrete della CIA dislocate in Europa in virtù di (presunti) accordi segreti stipulati dal governo americano con i governi europei.

Nel giugno del 2006 viene pubblicata la prima relazione. Con poche risorse e molti timori di essere delegittimato dalla CIA, Dick Marty riesce a produrre la prima prova della esistenza dei black sites attraverso l’analisi dei traffici aerei. Viene disegnato il tracciato, lo “Spider Web”, la rete dei voli e dei quattro differenti punti di “raccolta e smistamento prigionieri” utilizzati dalla CIA: Iraq, Afghanistan, Europa, Guantanamo. Secondo il Parlamento europeo (c.d. Fava Inquiry del 2006) calcola che tra il 2001 e 2005 sono stati oltre 1200 i voli operati dalla CIA nello spazio aereo europeo. Il rapporto riceve, prevedibilmente, molte accuse: smaccatamente antiamericano, privo di fonti e prove attendibili.

Tutt’altro che irrilevanti o secondarie le responsabilità europee. Il programma di rendition non avrebbe infatti potuto funzionare senza la complicità dei governi europei e dei loro servizi segreti. La questione scottante che l’indagine di Marty solleva è il motivo, il fondamento giuridico (e politico) alla base della collaborazione di molti Stati europei con gli Stati Uniti. Collaborazione di cui le opinioni pubbliche nazionali (e ancor peggio i parlamenti) sono accuratamente tenute all’oscuro.

La necessità di difendere la sicurezza nazionale e di contrastare con ogni mezzo il terrorismo internazionale all’indomani dell’undici settembre è rafforzata dall’espediente giuridico offerto dal celeberrimo articolo 5 del trattato istitutivo della Alleanza Atlantica: l’obbligo di difesa collettiva e reciproca in caso di attacco ad uno degli Stati membri. L’attacco alle Torri gemelle viene equiparato dalla amministrazione Bush ad una azione di guerra, ergo un attacco contro tutti gli appartenenti alla NATO.

In ballo c’è anche l’Italia, e non solo in virtù del suo obbligo di solidarietà collettiva. L’imam di Milano, Nasr Osama Mostafa (noto come Abu Omar), scompare improvvisamente il 17 febbraio del 2003. Il magistrato Amando Spataro, che si è occupato del caso, racconta che sull’imam non c’era alcuna indagine in corso prima della sua misteriosa sparizione. Il che equivale, secondo la definizione della Corte di Strasburgo, a una extraordinary rendition, un trasferimento extra giudiziale di un detenuto da una giurisdizione all’altra o da uno Stato all’altro, per essere detenuto o interrogato al di fuori del normale contesto legale, ove sussista un rischio reale di tortura o di trattamenti crudeli, inumani o degradanti. In sostanza, operazioni che si svolgono al di fuori di qualsiasi garanzia processuale per il sospettato (assistenza di un avvocato), e al di fuori dei normali meccanismi di cooperazione giudiziaria internazionale (assenza di un mandato di arresto ufficiale).

A seguito di complesse indagini informatiche e di analisi del traffico telefonico, la magistratura italiana approda ad una inquietante quanto diplomaticamente imbarazzante scoperta: Abu Omar è stato rapito da agenti della CIA. Il racconto via Skype dell’imam, che oggi vive in Egitto sotto sorveglianza speciale, svela i macabri retroscena della sua cattura. Rapito a Milano, dopo uno scalo in Germania, Abu Omar viene riportato in Egitto. Ha subito molteplici torture per essersi sempre rifiutato di collaborare con la CIA. In Italia, per il suo rapimento Spataro riesce ad ottenere una condanna in contumacia degli agenti americani, mentre per i cinque ex agenti del Sismi coinvolti nella operazione dell’imam scatta l’assoluzione per assenza di prove. Per le prove, in realtà, il governo italiano si è appellato al segreto di Stato.

Altrettanto fondamentale in DICK MARTY, A SCREAM FOR JUSTICE, è la testimonianza di John Kiriakou, un ex agente della CIA, che ha rivelato ad un programma televisivo i metodi di interrogatorio rafforzato della CIA. Con l’accusa di aver rivelato informazioni segrete Kiriakou è stato condannato a trenta mesi di carcere. Oggi lavora per una emittente radiofonica del governo russo. La sua testimonianza e quelle di altri ex agenti della CIA sono state decisive nella “marcia verso la verità” guidata da Marty.

Non poteva mancare nella ricostruzione di Fulvio Bernasconi George W. Bush, che ha avvallato sistematicamente le extraordinary renditions, pur negandone sempre la natura di atti di tortura.

“[…] uno strumento essenziale per combattere il terrorismo [..]gli Stati Uniti chiedono rassicurazioni che le persone trasferite non saranno torturate.”

Vediamo l’ex presidente degli Stati Uniti annunciare l’esistenza del carcere speciale di Guantanamo, confermando così la politica americana delle detenzioni speciali di terroristi (e presunti tali) in strutture segrete, illegali e illegittime dal punto di vista del diritto internazionale e dei principi fondanti della Costituzione americana. Nella logica della “guerra al terrore” gli interrogatori vengono condotti in modo “alternativo” rispetto ai metodi di scuola: otto pratiche di tortura, tra cui la diabolica privazione del sonno per undici ore di seguito e il waterboarding.

Dick Marty è riuscito a parlare con alcuni prigionieri delle carceri speciali. Condizioni disumane, un secchio per le urine, una coperta troppo piccola per coprirsi e sdraiarsi allo stesso tempo su un materasso. Detenuti incatenati, assordati da un ronzio costante. L’isolamento poteva durare anche 120 giorni. I detenuti erano costantemente ripresi e osservati da guardie con il volto mascherato, i cui unici contatti con i detenuti erano battiti alla porta della cella per assicurarsi che fossero ancora vivi.

La Polonia è stato il primo Paese europeo ad ospitare un black site. Nome in codice “Quartz”.  La denuncia è partita da Josef Primor, ex attivista di spicco di Solidarność. Nel 2007 arriva il secondo rapporto, quello definitivo. Le prove sono schiaccianti, inequivocabili. Da questo momento non sarà più possibile per nessuno confutare l’esistenza in Europa di carceri segrete della tortura.

La dinamica della verità è in marcia e nessuno riuscirà a fermarla”, sostiene il rapporto. Il rapporto della senatrice Feinstein del 2014 confermerà quanto emerso dalle indagini di Dick Marty. Sono circa 131 mila le vittime dei black sites.

La Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha condannato Italia, Macedonia, Lituania, Polonia e Romania per le loro collaborazioni attive nel programma di extraordinary renditions.

DICK MARTY, A SCREAM FOR JUSTICE attraverso le voci dei protagonisti e la ricostruzione visiva, mai esplicita, rievoca cosa sé stata la “politica del terrore” americana post undici settembre. Barack Obama, all’indomani della sua elezione nel 2009, ha ordinato la chiusura dei centri di detenzione segreta della CIA, ma non è riuscito ad abolire le “tecniche di interrogatorio rafforzato” né a chiudere il carcere di Guantanamo, malgrado l’impegno preso in campagna elettorale. Donald Trump, invece, ha deciso di tenerlo aperto a tempo indeterminato, sospendendo i rilasci dei detenuti avviati dal suo predecessore.

Il documentario si chiude con un monito esplicito di Dick Marty: attenti, detenzioni segrete e abusi sono tutt’altro che finiti. I black sites esistono ancora, là dove all’occhio indagatore dei vari Dick Marty non è consentito guardare. Nel cd. Terzo mondo, nella zona franca della “civiltà del diritto”.

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