FATWA – Le diverse anime della Tunisia

Un padre, una madre, un figlio. Un musulmano moderato, un giovane jihadista, una donna laica. Contro di lei una fatwa. Questi gli ingredienti dell’ultimo film del cineasta tunisino Mahmoud Ben MahmoudFATWA, presentato in anteprima mondiale alle Giornate del Cinema di Cartagine dove si è aggiudicato il premio Miglior Film e Miglior Attore protagonista (Ahmed Hafiane).

FATWA è un film di finzione drammaticamente reale con una buona dose di suspense e intrecci psicologici.Mahmoud Ben Mahmoud miscela abilmente la tavolozza dei colori della Tunisia di oggi, la sola success story in una regione infestata da dispotici autocrati, con tuttavia sfumature in chiaro scuro. Esempio unico nel mondo arabo di raccordo e condivisione del potere tra le istanze politiche laiche (la coalizione di Nidaa Tounes) e quelle religiose (rappresentate da Ennahda, il partito islamista guidato da Rachid Ghannouch), la Tunisia è anche uno dei principali esportatori di jihadisti. 2000, 5000 o 6000, un balletto di cifre comunque impietoso per un Paese che ha la Costituzione più liberale e inclusiva di tutto il mondo arabo basata sui principi della cittadinanza, della volontà popolare, dello stato di diritto, della libertà di coscienza e di credo, dell’uguaglianza tra uomini e donne.

Mahmoud Ben Mahmoud ci guarda dentro questo (apparente) paradosso con un film dalla chiara vocazione socio-politica. FATWA è ambientato a Tunisi nel 2013, quando al governo c’è il partito islamista di Ennahda e le uccisioni del leader della opposizione Mohamed Brahmi e di Chokri Belaïd, altro esponente politico liberale, rappresentano il momento più accidentato del processo di democratizzazione messo in moto con la deposizione di Zine al-Abidine Ben Ali; un momento in cui il ribollire sotterraneo di una guerra civile potrebbe giustificare un altro regime oppressivo in nome della sicurezza nazionale.

Brahim (Ahmed Hafiane) è un padre a cui muore il figlio, Marouane, in un tragico incidente stradale. Un padre che ha già iniziato a perdere ‘pezzi del suo ragazzo’ da quando si è trasferito a Parigi per iniziare una nuova vita.

Nel frattempo anche suo figlio, il suo Paese, il suo quartiere hanno subito una metamorfosi, sono diventati altro. La moschea che Brahim era solito frequentare è diventata altro. Non più il tenue tocco dell’anima del misticismo sufita, ma l’aggressivo salafismo del nuovo imam. “Siamo al servizio di Allah, per promuovere la virtù ed eliminare il vizio.”

Quello di Brahim è un viaggio, senza ritorno, in cui ad ogni tappa si aggiungono nuovi frammenti al puzzle della verità. Una verità che svelerà il suo volto lungo il filo di una trama le cui maglie intrecciano insieme sfera privata e dimensione sociale in un crescendo di situazioni, scoperte e rivelazioni da thriller. Pezzo dopo pezzo il mosaico della vita e della morte di suo figlio si farà ogni giorno più inquietante e doloroso.

La piaga dell’Islam radicalizzato ha infettato la vita del suo Marouane, finito nella rete delle melmose promesse salvifiche dei salaf (il movimento dei pii), i cui seducenti messaggi rivoluzionari riempiono il web. L’altra faccia della Rivoluzione dei Gelsomini. La liberalizzazione democratica seguita alla cacciata di Ben Ali ha tolto il bavaglio non solo alle vittime della dittatura. La voce di fanatici e facinorosi è tornata a farsi sentire. Nel 2011 il nuovo governo di Ghannouch dichiara l’amnistia per tutti i prigionieri politici. Tra questi anche pericolosi jihadisti a cui la lunga guerra siriana ha dato una cassa di risonanza nuova di zecca. Gruppi radicali hanno potuto reclutare nuovi adepti da spedire in Libia, in Siria, in Iraq. Famiglie tunisine che hanno perso i loro figli spesso senza accorgersene sacrificati sull’altare della mistica nichilista della nuova jihad globale.

Marouane è uno di questi figli della Tunisia, anche se non è partito per i fronti caldi ha ingaggiato la sua battaglia contro la corruzione del tempo, l’‘occidentalizzazione peccaminosa’ del suo popolo. Contro sua madre Loubna (Ghalia Benali), impegnata politicamente (oltre il 31% del parlamento tunisino è costituito da donne), in prima linea sul fronte della lotta contro la diffusione dell’estremismo islamista-salafita-jihadista. Autrice di un libro che denuncia smascherandolo il subdolo indottrinamento dell’islamismo salafita, Loubna incarna l’anima laica e femminista della Tunisia. Tutt’altro che rara come dimostra il peso che le istanze (organizzate) delle donne hanno esercitato nella gestazione della Costituzione del 2014 con il suo famoso l’articolo 46 dedicato ai diritti delle donne nella vita pubblica e privata.

Ma Loubna è anche una madre che preferisce il figlio morto piuttosto che condannato da un giudice per terrorismo. Una madre che non è riuscita a strappare suo figlio al sulfureo mondo dell’estremismo religioso. Dalle sue dolorose memorie dischiuse poco a poco a Brahim, emergono i segreti di un rapporto dalle pieghe complesse e tutt’altro che prevedibili. Loubna, contro cui i salafiti hanno emesso una fatwa (a causa del suo libro), può apparire il personaggio più emblematico del film, simbolo di quell’eterno conflitto tra Islam e mondo musulmano laico.

Ben Mahmoud sembra però in realtà voler puntare il suo sguardo allenato di osservatore e interprete della radicalizzazione della società tunisina (come nel precedente film Le Professeur del 2010) sullo strisciante e più esplosivo scontro all’interno dello stesso mondo islamico tra moderati e salafiti jihadisti sollevando, inevitabilmente, un interrogativo che (inevitabilmente) non trova risposta nella finzione cosi come nella realtà.

Cosa spinge un ragazzo come Marouane, espressione della media borghesia di Tunisi, e altri come lui ad aderire alla liturgia del terrorismo jihadista? Da cui, come vedremo, è difficilissimo uscire. Delusione per le promesse mancate della rivoluzione (che hanno colpito soprattutto loro i giovani più istruiti), solitudine esistenziale tipica della gioventù (rincuorata da una causa radicale e globale), riscatto dei musulmani di fronte all’Occidente (contro l’Islam pacifico dei padri). Tutto questo e probabilmente altro.

Un musulmano moderato, un giovane salafita, una donna laica, le tre anime della Tunisia di oggi in un film che offre diversi livelli di lettura e difficili domande a cui è urgente dare risposta.

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