29° Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina (FESCAAAL), unico festival in Italia dedicato alle cinematografie dei tre continenti. 3 sezioni competitive, 6 sezioni speciali fuori concorso, 60 film in programma tra film di fiction e documentari. Non solo cinema. Africa, Asia e America Latina visti attraverso mostre, eventi, dibattiti e AfricaTalks, l’interessante appuntamento dedicato al continente africano.

 

GeoMovies Highlights

 

CONCORSO FINESTRE SUL MONDO – Uno sguardo alle cinematografie più originali e promettenti dai tre continenti.

LOS SILENCIOS di Beatriz Seigner – Per fuggire dal conflitto armato colombiano Nuria e Fabio, insieme alla madre Amparo, arrivano su una piccola isola nel mezzo dell’Amazzonia, al confine tra Brasile, Colombia e Perù. Del padre si sono perse le tracce. Mentre la madre tratta con la scuola elementare locale, con avvocati e funzionari per trovare una sistemazione e un lavoro, il marito misteriosamente riappare nella loro nuova casa.

KABUL CITY IN THE WIND di Aboozar Amini – Un film da Kabul e su Kabul, dove la vita scorre nonostante la guerra perpetua. Una immersione nel caos della città, nelle sue contraddizioni, nella sua energia, nella polvere di anni di conflitto, dove ognuno combatte la sua battaglia personale. Abas che ogni giorno mantiene in funzione il suo autobus scalcagnato, Afshin, dall’altra parte della città, costretto a fare da padre a suo fratello minore da quando il padre è fuggito in Iran.

FREEDOM FIELDS di Naziha Arebi – Nella Libia postrivoluzionaria un gruppo di donne nutre un sogno: avere il permesso di partecipare a tornei di calcio internazionali. Attraverso i loro occhi vediamo la realtà di un Paese in transizione, dal futuro ancora molto indefinito, e le sfide delle donne nella frammentata società libica.

FLATLAND di Jenna Bass – Un dramma sociale, un thriller, una storia di emancipazione sullo sfondo della “nazione arcobaleno”. Il colore della pelle e la differenza di genere continuano a caratterizzare la società del Sud Africa alimentando le vecchie divisioni. Tre storie di donne in un insolito e ritmato roadmovie.

DREAM AWAY di Marouan Omara e Johanna Domke – Non è passato cosi tanto da quando migliaia di turisti andavano in vacanza a Sharm El Sheikh nella penisola del Sinai. La Primavera araba e la confusione del periodo post rivoluzionario hanno privato l’ambita meta del suo fascino. Un documentario fiction con risvolti surreali ci conduce all’interno di una città esanime, popolata da fantasmi e da suite vuote e abbandonate.

DIVINE WIND di Merzak Allouache – Due terroristi dell’ISIS che pianificano un attentato a una raffineria di petrolio algerina nel mezzo al deserto del Sahara. Armine e Nour, non si conoscono, la loro missione è compiere l’attentato. Mentre attendono istruzioni, rinchiusi nella base segreta, tra i due nasce progressivamente un legame, una attrazione che indurrà ancora più dubbi, emozioni e disperazione nei due giovani che si preparano a morire.

 

CONCORSO EXTR’A – Film di fiction e documentari su immigrazione, integrazione e intercultura in Italia.

L’INTERPRETE di Hleb Papou – Una giovane ragazza nata in Italia, da una famiglia nigeriana, collabora con la polizia come interprete di lingua Igbo traducendo le intercettazioni telefoniche del traffico delle prostitute nigeriane. Minacce, maledizioni, l’omicidio di una madame. L’interprete rimane profondamente turbata da questa realtà violenta e da quel residuo di credenze ancestrali che riscopre dentro di sé.

FASHION VICTIMS di Alessandro Brasile – Nel Tamil Nadu, nell’India meridionale, milioni di adolescenti e giovani donne lavorano nell’industria tessile, dalla filatura del cotone alla produzione di capi di abbigliamento per il mercato locale e internazionale. Provengono da zone povere e rurali, dove non ci sono fonti di reddito alternative, anche a causa del persistente declino dell’agricoltura. È in questi villaggi che i “broker”, intermediari tra aziende alla ricerca di una manodopera numerosa e docile e una popolazione locale sempre più disperata, ogni anno reclutano migliaia di ragazze. turni estenuanti, fino a venti ore al giorno, in condizioni pericolose; sono private della libertà di movimento e di comunicare col mondo esterno, frequenti incidenti sul lavoro, mancati pagamenti, fughe, suicidi, violenza sessuale.

SOYALISM di Stefano Liberti e Enrico Parenti – La produzione dei beni alimentari è diventato un enorme business per poche grandi aziende. La produzione della carne di maiale lungo la filiera della produzione globale, dalla Cina al Brasile passando per Stati Uniti e Mozambico. I dai mega-allevamenti intensivi in Cina, la foresta amazzonica minacciata dalle coltivazioni di soia sviluppate per nutrire animali dall’altra parte del mondo. Ambiente, etica, salute. Un documentario essenziale per capire cosa c’è dietro le nostre abitudini di consumatori.

 

FLASH – Registi affermati, film acclamati, opere che raccontano al meglio l’attualità di Africa, Asia e America Latina.

ANOTHER DAY OF LIFE di Raúl de la Fuente e Damian Nenow – La guerra civile in Angola del 1975 raccontata in versione graphic, da uno dei più grandi corrispondenti di tutti i tempi: Ryszard Kapuściński. Un viaggio pericoloso destinato a cambiare per sempre il giornalista. L’esperienza in Angola alla vigilia della sua indipendenza, la presa di coscienza di una realtà, quella africana, lontana dai suoi ideali portano Kapuściński ad intraprendere un nuovo percorso, quello dello scrittore di fama mondiale.

IL GIORNO CHE HO PERSO LA MIA OMBRA di Soudade Kaadan – Nella Siria dilaniata dalla guerra, la storia di Sana una giovane madre e della sua lotta per crescere suo figlio. Alla ricerca di mezzi di sopravvivenza, un giorno condivide un viaggio in taxi con Jalal e Reem. Tutti e tre vengono abbandonati in un villaggio dall’autista, presunto oppositore del regime. Uno sguardo originalissimo sulle conseguenze di una guerra che potrebbe essere ovunque, un road movie, una metafora potente e poetica.

SEW THE WINTER TO MY SKIN di Jahmil X.T. Qubeka – Ambientato negli anni ’50 del Sudafrica pre-apartheid un film epico per raccontare la leggenda nera sudafricana di John Kepe, eroe ribelle dei neri emarginati noto per i furti di bestiame ai danni dei coloni bianchi. John Kepe divenne l’oggetto di una gigantesca caccia all’uomo sotto la guida del generale Botha.

YOMEDDINE di Abu Bakr Shawki – Beshay, un uomo guarito dalla lebbra, ma con il corpo segnato dalla malattia, mutilato nelle mani così come nel viso. La colonia in cui ha vissuto è stato tutto il suo mondo sin dall’infanzia, fino alla morte della moglie che spinge a partire alla ricerca delle proprie radici. Con tutto ciò che possiede caricato su un carretto trainato dal suo asino, Beshay si mette in marcia alla ricerca delle proprie radici. A lui si unisce presto il piccolo orfano Obama. Insieme attraverseranno l’Egitto, un Paese per loro sconosciuto.

 

E TUTTI RIDONO – Le commedie più divertenti dai tre continenti

INDUCED LABOR di Khaled Diab – Ci sono persone che farebbero di tutto per avere un visto americano. Alcuni tentano la lotteria, altri si affidano ad amici più fortunati, altri entrano clandestinamente sperando che Trump non se ne accorga. Come la coppia egiziana protagonista di questa esilarante e toccante commedia. Quando la moglie è quasi al termine della gravidanza, decidono di fare irruzione nell’ambasciata americana del Cairo e di partorire lì in modo da garantire al figlio la cittadinanza americana.

 

AFRICA TALKS

THANK YOU FOR THE RAIN di Julia Dahr – La storia di Kisilu Musya, un contadino del Kenya che, da bambino si doveva nascondere fuori di casa per dormire. Il padre aveva l’abitudine di bere, e quando succedeva picchiava senza motivo lui e i suoi fratelli. Divenuto adulto, Kisilu decide di andarsene. Se ne va per nove anni, e decide di ritornare nel proprio Paese natio e mettere su famiglia. Prova a cercare un lavoro in città, per potersi spostare vorrebbe prendere una motocicletta, ma la banca gli nega il prestito. Giunge alla conclusione che, per poter essere un genitore migliore per i suoi figli, deve essere un buon genitore anche per la sua Terra. Perciò si dedica alla agrosilvicoltura, utilizzando tecnologie che possono cambiare la vita degli agricoltori proteggendo il suolo dagli effetti del surriscaldamento climatico e della siccità. Kisilu crea intorno a sé comunità di agricoltori colpiti dagli effetti del riscaldamento climatico, un movimento che attraverso la voce di Kisilu arriva alle Nazioni Unite e alla Conferenza di Parigi sul clima.

 

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