GOD EXISTS, HER NAME IS PETRUNYA – L’Epifania delle donne macedoni

Stato e religione hanno una lunga storia di lotta per guida della gerarchia del potere. La condizione formale di Stato secolare, valida per ogni Paese dell’Unione europea, non significa la fine dei giochi. La Chiesa tende a sfruttare l’eredità del passato per restare una istituzione ancora influente e ancora in competizione con l’entità Stato. Capita che quando un conflitto per il potere influenza la vita della gente comune, coloro che ne sono coinvolti restano in un vuoto di potere, privi di sostegno dall’una come dall’altra parte. Questa condizione può essere ulteriormente esacerbata dalla distribuzione del potere all’interno di una società patriarcale, che è proprio la cornice perfetta per la competizione fra Stato e Chiesa.

La regista macedone Teona Strugar Mitevska ha ambientato il suo ultimo film GOD EXISTS, HER NAME IS PETRUNYA, presentato alla 69ma Berlinale dove ha ricevuto il premio Giuria ecumenica (assegnato dalle Chiese protestante e cattolica ai film che meglio esprimono i valori spirituali e umani) proprio nel punto di intersezione tra religione, legge e ordine patriarcale in una piccola città rurale della Macedonia post comunista e post ex jugoslava, dove ogni inverno il giorno dell’Epifania si tiene ripete una vecchia e osservata tradizione: una competizione nella periferia di Sip, un luogo che non offre molte opportunità di realizzazione personale. Un gruppo di uomini si tuffa nell’acqua ghiacciata del fiume per acchiappare una piccola croce, ritenuta sacra dagli ortodossi (la maggioranza nel Paese) e foriera di fortuna di un anno di fortuna per il suo possessore. Un giorno la gara prende una piega inaspettata: una donna sconosciuta afferra la croce. Cosa deve fare la comunità? Lasciargliela tenere? Strugar Mitevska ricorre a una storia vera accaduta nel 2014 per costruire il suo film, spostando il focus dal rituale andato storto (per la comunità maschile e maschilista) alla immagine della donna, la cui storia personale va oltre la rottura estemporanea di una tradizione consolidata.

Il film esplora un giorno della vita di Petrunya (Zorica Nusheva), una donna di trentuno anni, laureata (in un Paese dove solo il 15% frequenta l’università) in cerca di lavoro. Proprio quel giorno, Petrunya ha un altro colloquio di lavoro, un’altra ridicola messa in scena voluta da sua madre che le consiglia come vestirsi, come essere docile e soprattutto come nascondere la sua vera età. Malgrado le poche aspettative e i tentativi iniziali di stare al gioco, il colloquio è come sempre fallimentare. Petrunya, è giudicata per il suo aspetto, derisa per la sua istruzione e per la mancanza di esperienza professionale, respinta in malo modo perché non è abbastanza attraente o non abbastanza giovane per potenziale datore di lavoro. Tornando a casa, Petrunya si imbatte in una folla di uomini che si dirigono verso il fiume. Li segue, si butta con loro in acqua e, con sorpresa e sdegno di tutti, afferra la croce. Qui, prevedibilmente, iniziano i problemi. Pur non essendoci limitazioni formali che impediscano di riconoscere la vittoria di Petrunya, cosa che il prete prontamente fa, gli uomini vanno su tutte le furie. Solo l’intervento della polizia e la persuasione esercitata dal religioso su Petrunya a rinunciare alla croce della vittoria, placheranno la loro agitazione.

GOD EXISTS, HER NAME IS PETRUNYA è il quinto film di Strugar Mitevska, solita attingere al contesto sociale del suo Paese, e spesso alle storie della sua gente. Questa volta il film usa la realtà della piccola Macedonia come set per una storia femminista in una società dominata dal patriarcato, retta e normalizzata in questa sua identità dallo Stato e dalla Chiesa. Ben al di sotto della media dell’Unione europea, solo il 35% delle donne macedoni (quasi la metà dei due milioni di abitanti) lavora. Scarsissima la partecipazione femminile alla vita civile e politica. Insieme con lo sceneggiatore Elma Tataragic la regista introduce i suoi personaggi femminili attraverso una gamma di situazioni che rasentano il comico, a tratti addirittura l’assurdo. L’esilarante sequenza di Petrunya che afferra la croce riproduce molto fedelmente l’evento originale, soprattutto nel rappresentare l’atteggiamento serio e ostile dei partecipanti. L’eroina Petrunya è collocata in diversi importanti contesti: la famiglia, la società, il diritto. Gli spettatori hanno l’opportunità di osservare come l’immagine di Petruniya sia un insieme di questi contesti perfino quando lei sembra volerne uscire.

Il film usa il lavoro della cameraman Virginie Saint Martin per mettere in risalto la varietà di livelli che raffigurano la protagonista: primi piani che consentono uno sguardo personalizzato su Petrunya in contrasto con le lunghe riprese, dove è o da sola o in mezzo ad una folla di persone. L’editing di un altro contributo femminile, Marie Helene Dozo, segue un ritmo leggermente nevrotico che ci tiene sempre in allerta perché Petrunya stessa non molla mai. Un altro dettaglio rilevante del film sono le relazioni di Petruniya con gli altri personaggi femminili: sua madre (Violeta Sapkovska) e una giornalista di Skopje (Labina Mitevska). Malgrado entrambe vogliono sostenerla nel suo quasi impossibile percorso di emancipazione, non riescono mai a farlo nel modo giusto: la madre accusa la figlia di tutti i guai che le capitano, mentre la giornalista è a caccia di notizie sensazionali, mentre Petrunya ha bisogno di sostegno personale. Tutte le donne del film sono intrappolate all’interno di norme ataviche e hanno diverse strategie per affrontarle. Cosa che facilita la comunicazione fra loro. Ma una volta che Petrunya ha realizzato di avere la forza per “uscire dai giochi”, cambia ruolo smorzando la rabbia nei loro confronti. Ora a lei non importa più la croce, l’ha data via insieme a tutte le sue implicazioni simboliche semplicemente perché non ne ha più bisogno.

Il film di Strugar Mitevska può essere ostico, ma offre un messaggio incoraggiante e uno sguardo particolare al mondo femminile. Umorismo ed energia aprono la porta ad una riflessione che va oltre la storia personale della giovane donna approdando sul terreno della condizione femminile e della incompiuta emancipazione delle donne, indipendentemente dalle loro abitudini e dai loro sforzi, nella Macedonia di oggi cosi come nel mondo intero.

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