INTERVIEW: CHIARA ANDRICH & ANDREA MURA

Questioni di stringente attualità: dai fenomeni migratori a storie di integrazione mancata e di conflitti nella XIV edizione del Sole Luna doc Film Festival in programma dal 7 al 13 luglio al complesso di Santa Maria dello Spasimo di Palermo. Abbiamo incontrato i direttori artistici della rassegna per conoscere meglio questo festival che rappresenta ormai un appuntamento fisso nel panorama italiano di eventi dedicati al Cinema del reale.

 

Chiara Andrich e Andrea Mura, cosa riserva questa edizione del Sole Luna Festival?

Andrich: “Partiamo dai numeri: oltre 50 tra film in concorso e fuori concorso di cui 20 anteprime che offrono una panoramica sulla produzione cinematografica attuale: dal documentario di osservazione al film di denuncia sociale, dal diario intimo al cinema sperimentale e di ricerca. Lo sguardo del festival è rivolto al mondo, al tema dei diritti umani, negati, conseguiti, violati e a storie che aprono prospettive nuove di conoscenza sul le dinamiche sociali e politiche che lo attraversano. Sono 24 i film in concorso, 12 lungometraggi e 12 cortometraggi, che saranno valutati da una Giuria Internazionale composta dai registi Costanza Quatriglio, Aliki Saragas, Giorgio Treves, Mohammad Bakri e la critica Tiziana Lo Porto, oltre che da due giurie speciale: la Giuria delle Scuole e la Giuria Nuovi Italiani. Per l’80 per cento si tratta di produzioni internazionali provenienti da Iran, Regno Unito, Francia, Colombia, Germania, Russia, Polonia, Spagna, Brasile, Vietnam, Siria, Belgio, Australia, Canada, Afghanistan, Svezia, Danimarca, Libano, Argentina, Uruguay, Italia. In tanti casi si tratta di anteprime nazionali, in cinque di anteprime europee ed avremo anche 6 anteprime assolute della rassegna Freedom Women del documentarista di guerra Giancarlo Bocchi”.

 

Potete dirci di più di questa rassegna?

Mura: “Bocchi ha seguito alcune donne in prima linea in aree tra le più pericolose del pianeta: Lidia Yusupova, fondatrice in Cecenia dell’associazione Memorial che ha fatto conoscere all’opinione pubblica internazionale le atrocità della guerra e del dopoguerra in quel paese; Malalay Joya costretta a vivere sotto scorta a Kabul, in Afganistan, per le sue denunce sulla violazione dei diritti soprattutto nei confronti di donne e bambini; Aida Quilque che difende la comunità indigena del Cauca, in Colombia, dalla ferocia dei trafficanti di droga, dei paramilitari e dei guerriglieri; Aminatou Haidar, la più famosa attivista del popolo Saharawi, nel Sahara occidentale; Zoya Phan, in prima linea contro la dittatura militare in Birmania; e Tamara che in Kurdistan combatte con coraggio con le guerrigliere curde contro i miliziani dell’Isis. Attraverso queste storie ha voluto individuare un nuovo protagonismo femminile nella costruzione del bene comune, un tratto distintivo di questo millennio”.

 

Il Festival è stato presentato qualche giorno fa a Roma alla sede della stampa estera e in quella occasione avete sottolineato anche la presenza di molte registe quest’anno. Altre donne che si spendono per raccontare ciò che accade nel mondo…

Andrich: “Proprio così ci sono registe che lasciano il segno come la siriana Heba Khaled, l’australiana Gabrielle Brady, la tedesco-coreana Susanne Mi-Son Quester e le italiane Ester Sparatore e Martina Melilli. Sempre donne sono anche le registe della rassegna Zonazine in collaborazione con Instituto Cervantes e festival di Malaga con quattro documentari spagnoli e latinoamericani. I temi sono quelli che riguardano la nostra contemporaneità: letture profonde sull’identità e la migrazione, riflessioni sulla memoria e sulla storia, racconti, a volte anche molto duri, violenti sulla guerra. Su questo tema in collaborazione con Institut Français proietteremo anche About a war lasciando spazio ad un dibattito con gli autori Daniele Rugo e Abi Weaver per un approfondimento storico-politico sulla guerra civile libanese con relatori esperti di politica estera”.

 

Tra le rassegne fuori concorso c’è anche Sguardi doc, di cosa si tratta?

Mura: “Abbiamo voluto dedicare una sezione specifica ai documentari italiani, selezionando quattro lavori di particolare pregio e che pongono una riflessione sul tema delle leggi razziali, della vita in un campo profughi in Etiopia, del coraggio delle partigiane italiane, della ricerca dell’identità di una famiglia italiana costretta a lasciare la Libia nel 1969. Saranno proiettati: 1938 Diversi di Giorgio Treves (Italia 2018, 62′), Alganesh di Lia & Marianna Beltrammi (Italia 2018, 60′), Libere di Rossella Schillaci (Italia 2017, 76’) e My home in Libia di Martina Melilli (Italia 2018, 66′)”.

 

A proposito di italiani e di cinema, quest’anno il Sole Festival dedica anche un omaggio a Bertolucci…

Andrich: “Sì abbiamo voluto dedicare la XIV edizione a questo grande regista con una rassegna e una serie di eventi all’interno del festival che hanno un taglio specifico pensato dal produttore Gianni Massironi. Bertolucci la via del nostro tempo è un’indagine sullo sguardo documentaristico di Bertolucci attraverso alcuni suoi lavori come La via del Petrolio che può essere annoverato come un capostipite di questa dimensione narrativa. Ad aprire il festival sarà la regista Clare Peploe, moglie di Bertolucci. A Bertolucci sarà dedicata anche una mostra fotografica con alcuni scatti inediti concessi dalla famiglia, oltre a dibattiti e incontri”.

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