JOSÉ – Il prezzo della omosessualità in Guatemala

Dipende dal prezzo degli alberghi ad ore. JOSÉ di Li Cheng, vincitore del Queer Lion Award 2018, premio collaterale della Mostra del Cinema di Venezia attribuito al miglior film con tematiche omosessuali, si inserisce nella lunga battaglia di molti registi di “uscire dal genere”, di superare i clichè che vedono la comunità LGBT occidentale, dalla pella bianca e di estrazione sociale medio alta. Rafiki di Wanuri Kahiu e Soldiers e Story from Ferentari di Ivana Mladenovic sono solo gli esempi più recenti di film affermatisi rapidamente nei festival proprio per la loro appartenenza al genere. E molti altri se ne potrebbero citare al di fuori dei circuti festivalieri.

José (Enrique Salanic) è un ragazzo della classe operaia guatemalteca, con una vita piatta consumata negli slum di Città del Guatemala. Lavora in una paninoteca per mantere se stesso e sua madre (Ana Cecilia Mota), a cui secondo il modello familiare sudamericano è molto legato. I due vivono in una abitazione che trasuda povertà, contro la quale combattono quotidianamente. Di tanto in tanto la routine di José è interrotta da segreti incontri sessuali con ragazzi come lui, agganciati online. Anche questa una routine condivisa da molti gay di nascosto nello sgabuzzino. Naturalmente arriva il momento in cui José va oltre il sesso occasionale innamorandosi, ricambiato, di Luis (Manolo Herrera), un operaio edile, immigrato nella capitale per un progetto. Quando José si trova di fronte alla opportunità di abbandonare le sue due vite– quella di figlio devoto e quella di omosessuale non dichiarato–, il suo mondo fatto di “certezze” va in frantumi.

La novità del film è di essere una storia gay girata nelle strade del Guatemala con un cast interamente autoctono. Li Cheng si focalizza sui riflessi delle dinamiche tra i personaggi e il contesto circostante. Città del Guatemala viene ripresa nel suo autentico caos a fare da cornice alla inquietudine di Josè. La macchina da presa segue lentamente i protagonisti o rimane fissa aspettando che questi entrino ed escano dall’inquadratura. Autentiche anche le riprese delle strade, dalle quali la coppia si nasconde rifugiandosi in alberghi ad ore.

E sono molte insidie da cui i due devono guardarsi. Seppure la bocciatura della legge ‘Life and Family Protection’ sia stata una benedizione per la comunità LGBT, oltre che per le donne, la pressione politica e religiosa nei suoi confronti non si è affatto allegerita.

La ‘Life and Family Protection’ si proponeva di criminalizzare l’aborto (già limitato unicamente ai casi di pericolo di vita della donna) e di imporre una definizione discriminatoria di famiglia. Anche se naufragato, il disegno di legge ha rivelato, ancora una volta, i demoni cultuali del Guatemala: omofobia, transfobia, misoginia e simili fobie discrimiantorie. Nel 2015 Sandra Morán è stata la prima deputato LGBT ad entrare nel parlamento guatemaltenco. Una novità molto incoraggiante che ha assunto ancor maggiore importanza perché la Morán è anche una nota attivista per i diritti delle donne e delle minoranze indigene, oltre che per la comunità LGBT. Il 2015 è anche l’anno in cui Jimmy Morales diventa presidente. Un evangelista protestante, contrario all’aborto e ai matrimoni tra lo stesso sesso. Accusato da più voci di razzismo.

Oltre che per la sua agenda conservatrice e per il suo populismo, Morales è noto per il suo conflitto con la Commissione internazionale contro l’impunità in Guatemala creata nel 2006 da un accordo tra il governo guatemalteco e le Nazioni Unite per indagare sulla corruzione e sui crimini del potere militare, ancora molto forte malgrado la fine, nel 1996, del conflitto civile durato trenta sei anni. Sandra Morán è anche una esponente del partito socialista e anti-imperialista Convergencia, in prima linea nella battaglia contro la legge sulla immunità di Morales all’indomani del terribile incendio del 2017 che in un orfanatrofio alla periferia di Città del Guatemala costò la vita a 40 ragazze. Oltre alla tensione politica, la comunità LGBT è vittima di violenze da parte della polizia, di discriminazione istutuzionalizzata nell’accesso all’istruzione, alla sanità, alla giustizia. “Lo stupro correttivo” viene ancora praticato, silenziosamente, contro gli omosessuali.

Lampi di odio riempiono le strade del Guatemala. Quando José e Luis vanno fuori a mangiare si percepisce una atmosfera ostile, densa di conflittualità, anche se i due amanti evitano di concedersi sguardi languidi. Il film di Li Cheng ha il merito, tra gli altri, di essere ambientato in un contesto geopolitico nuovo, pur ricorrendo a luoghi comuni e banalità tipiche dei film d’amore, prima fra tutte la scoperta dell’amore con il passaggio alla maggiore età.

Un limite che però non diminuisce in alcun modo il valore del film. La scena sulla motocicletta, trita dal punto di vista del romanticismo come dell’erotismo, acquista tensione emotiva perchè su quella motocicletta ci sono due gay del Guatemala.
Guardare due persone innamorarsi l’uno dell’altro può essere affascinante, ma sapere che possono essere socialmente reiette per questo loro amore crea un senso di angoscia, di inquitudine che Li Cheng riesce a trasmetterci molto bene nel suo film.

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