LOS OFENDIDOS – Le torture della Policia Nacional in El Salvador

LOS OFENDIDOS, film-documentario di Marcela Zamora presentato nella sezione documentales dell’Habana Film Festival e per il pubblico italiano al Solelunadoc Film Festival, si concentra sul rapporto tra padre, Ruben Ignacio Zamora Rivas, e figlia, Marcela Zamora, sviluppandosi come una narrazione di alcuni fatti dell’El Salvador in piena guerra civile.

La guerra civile viene solitamente fatta durare dal 1979 al 1992, un periodo abbastanza lungo e di cui non si conosce molto al di fuori delle Americhe. Questo documentario aiuta nella ricostruzione attraverso fatti personali di Marcela e di molti connazionali.

Con una narrazione in continuo collegamento con i fatti storici, Marcela ricostruisce le violenze subite dal padre intervistando per primo il generale David Munguia Payés. Nell’intervista si discute del libro amarillo, un documento elaborato durante la guerra civile in cui erano riportati i nomi dei nemici interni. Tantissimi di questi vennero sequestrati e torturati. Molti non tornarono a casa. Tra i torturati c’è Ruben, il padre di Marcela, che occupa la terza posizione del libro come persona pericolosa per il regime militare che è a capo del Governo. Il generale non si sbilancia pur parlando di fatti accaduti anni prima e risponde con poche parole nonostante il momento di tensione. Fin dalla prima scena è chiara la volontà del lavoro di Marcela Zamora di mostrare ferite del passato non ancora sanate. Le interviste sono spesso segnate da lunghi silenzi.

Dopo l’incontro con il generale, la regista salvadoregna, desiderosa di conoscere i dettagli della guerra civile dell’El Salvador e ricostruire così un periodo considerato un taboo, descrive brevemente la vita della famiglia soffermandosi sulla figura del padre. Per completezza Marcela però decide di riportare anche i gravi fatti che determinarono l’escalation di violenza nel Paese. Parallelamente alla nascita delle prime forme di politiche sociali e filo-comunista, crescono l’indignazione e il turbamento per le violenze così come i massacri contro la popolazione inerme e più povera. Nel film viene evidenziato il ruolo delle forze di sicurezza come soggetto attivo dei massacri commessi. Viene inoltre ricordata la figura dell’arcivescovo di San Salvador Oscar Romero, una delle vittime più note in El Salvador per i suoi accorati appelli contro la violenza. In un paese estremamente religioso e in cui intere fasce di popolazione vivono grazie alla carità cristiana, l’arcivescovo ha lanciato dure accuse alla classe dirigente. Celebre infatti le parole pronunciate in un’omelia gremita di fedeli alle alte cariche dello Stato “¡Cese la represión!” e “¡No matar!”. Proprio al termine di una messa, l’arcivescovo viene ucciso e alle sue esequie le forze di sicurezza aprono il fuoco sulla folla.

Los Ofendidos

Marcela intervistando suo padre scopre un passato fatto di impegno politico e di riflessione sulle difficoltà sociali in cui viveva lo Stato centroamericano. Le domande col tempo diventano sempre più personali e toccano momenti drammatici, come quando Ruben descrive il tipo di torture subite e le umiliazioni durante la prigionia. Le riprese avvengono in casa del padre, lontano dalle città e dalla capitale, come a dimostrare la volontà di allontanarsi da quella società che un tempo aveva perso la sua umanità. I vari momenti di conversazione mostrati sono intimi ed emozionanti, e Marcela si commuove ad ascoltare i dettagli raccapriccianti delle violenze.

Dall’intervista sulle torture subite da Ruben parte una ricerca dei torturati, degli ofendidos, e delle terribili violenze e dei trattamenti inumani subiti da semplici civili. Tra queste violenze ci sono quelle subite dal medico Juan Romagoza e da Neris Gonzales, una importante testimone del giudizio contro il generale Carlos Eugenio Vides Casanova. Per Juan e Neris ricordare e rivedere i vecchi luoghi della tortura è mostrare le ferite di un lontano passato che non li abbandona nonostante questi mostrino gli edifici ormai dismessi o in stato di abbandono. Le interviste di Marcela devono a volte interrompersi per la commozione delle violenze subite e dei dettagli ancora vivi e in parte visibili sui loro corpi. Le immagini che mostrano le cicatrici fanno rabbrividire, e si comprendono le condizioni dei prigionieri delle carceri quando viene intervistato, a volto coperto, un ex funzionario delle forze di sicurezza. L’uomo racconta con precisione i trattamenti inumani e degradanti a cui erano sottoposti gli internati – come le dimensioni delle celle e le torture con il suono – ricordando il libro amarillo, uno strumento di ricerca degli oppositori da fermare ad ogni costo.

Le forti emozioni e i ricordi fanno costantemente da cornice alle interviste delle persone, tra chi ha già perdonato e chi non riesce a farlo. Lo sfondo del conflitto è richiamato anche dai numerosi filmati storici della guerra civile in cui al Frente Farabundo Martí (FMLN) si contrappone il governo conservatore (tra i quali si ricorda per la violenza quello di José Duarte). Per la precisione, si è trattato di una serie di esecutivi appoggiati, se non sotto diretto controllo, dalla giunta militare che ha ricevuto per anni l’aiuto economico e logistico degli Stati Uniti al fine di impedire la diffusione di governi filo-comunisti nell’America Centrale.

Così, nonostante l’accordo di pace di Chapultepec firmato dal governo con la guerriglia di sinistra più di venti anni fa (il 16 gennaio 1992) in cui si mostrano gli abbracci tra i partecipanti che segnano le fine delle trattative e di una guerra civile costata 75.000 morti, il bisogno di conciliazione non è del tutto avvenuto per l’altissimo numero di civili assassinati nonché per il numero di rifugiati o di esiliati tra cui vi è lo stesso Ruben. Il difficile compromesso raggiunto con l’amnistia ha aperto la strada a libere elezioni e alla pacificazione, formale, del Paese. L’accordo di Chapultepec si è lasciato alle spalle la verità, la sua ricerca, la sua affermazione storica. Oggi El Salvador è uno dei paesi più violenti dell’America Latina (con un tasso di omicidi 15 volte quello degli Stati Uniti). Verso la fine del film comprendiamo appieno il potere del periodismo documental, dei racconti e delle testimonianze sui conflitti politici e militari dell’America del Sud, che ruotano costantemente attorno ai temi di amnistia, accordi di pace, ricerca della verità.

Los Ofendidos

Le ultime immagini invece sono le più umane e le più toccanti perché alla lettura di una poesia di Roque Dalton padre e figlia si emozionano e si abbracciano teneramente nella biblioteca di casa facendo sperare che in un futuro non troppo lontano si possano dimenticare i ricordi orribili di un’intera nazione.

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