Midnight Traveler

MIDNIGHT TRAVELER – Il ritratto vivace di una famiglia afgana di richiedenti asilo

Presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival e successivamente alla Berlinale sezione Panorama, dove ha ottenuto Menzione Speciale della Giuria Ecumenica, MIDNIGHT TRAVELER di Hassan Fazili è il ritratto dolceamaro di una famiglia afgana di richiedenti asilo. Girato con tre cellulari, il film ritrae la storia personale del regista e della sua famiglia, costretta a lasciare l’Afghanistan perché minacciati di morte. MIDNIGHT TRAVELER è il racconto di una storia di migrazione dolorosa e illegale.

In Afghanistan, oltre a lavorare come autore di teatro e per la televisione, Hassan Fazili gestiva l’Art Cafe, uno ritrovo culturale per artisti. Una attività non gradita in una società conservatrice quale quella afgana. Nel 2014 Fazili ha girato un documentario dal titolo ‘Peace in Afghanistan’, la storia di un comandante talebano che decide di tornare alla vita civile. Poco dopo l’uscita del documentario (trasmesso alla televisione locale), il protagonista è stato ucciso e Fazili minacciato di morte dai talebani con tanto di taglia sulla tua testa. Il regista lascia il Paese con la sua famiglia diretto in Tajikistan, dove invano chiede asilo politico. Dopo reiterati rifiuti, Fazili decide di partire per l’Europa. Con la moglie e le due figlie, Nargis e Zahra, Fazili inizia un viaggio come migranti irregolari che durerà tre anni. La traversata viene ripresa interamente con smartphone.

La famiglia Fazili ha lasciato la propria casa in all’inizio del 2015, un anno dopo è sulla cosiddetta rotta balcanica. Sul finire del 2015 scoppia la crisi migratoria in Europa. All’interno dei flussi migratori provenienti dal Medio Oriente, i siriani rappresentano il 50%, seguiti dagli afgani, il secondo gruppo di migranti clandestini per dimensione, circa il 13% sul totale degli ingressi in Europa.

Per portare il loro caso davanti alle autorità di un qualche Paese europeo, la maggior parte dei migranti deve attraversare illegalmente i confini, in ogni modo. Anche attraversando la pericolosa rotta mediterranea che dalla Turchia porta alla Grecia o alla Bulgaria. Nel 2015, parte della rotta balcanica diventa ancora più pericolosa a causa delle restrizioni introdotte da alcuni governi. Il noto caso di Alan Kurdi, il bambino di quattro anni annegato durante la traversata verso la Grecia, ha scioccato tutto il mondo rivelando quanto elevato sia il rischio che profughi e migranti sono disposti a correre, costretti a pagare ingenti somme di denaro senza alcuna sicurezza di farcela. Di riuscire a non morire.

MIDNIGHT TRAVELER è stato realizzato in questo contesto. Il film si apre con una sequenza di scena familiari e continua come una storia di una famiglia: Hassan Fazili, sua moglie Fatima Hussaini (anche lei regista e attivista per i diritti umani) e la primogenita, Nargis, si alternano alla videocamera, si filmano l’un l’altro condividendo pensieri e vita privata. Il film dà una immagine calda e sentimentale delle dinamiche interne alla famiglia Fazili. Non cerca di riprenderne tutti i dettagli, ma dà valore a scene di vita quotidiana (difficilissima) riprese con distaccata osservazione.

Vediamo Fatima bacchettare scherzosamente il marito per i complimenti che ha alla vicina serba, Fatima che impara ad andare in bicicletta, Nargis che si annoia e, come diversivo, si mette a discutere con i genitori quando le chiedono di coprirsi i capelli. MIDNIGHT TRAVELER potrebbe essere una saga familiare, se non fosse molto di più. Le riprese di Hassan Fazili catturano strade, quartieri cittadini, campi profughi, persone arrabbiati. Tutto intorno filo spinato, steccati, recinzioni.

Una volta lasciata la loro casa, il mondo dei Fazili è diventato un infinito spazio subliminale che offre poca o nulla certezza. Un sentimento, questo, che squarcia il ritratto familiare su cui è incentrato il film. MIDNIGHT TRAVELER non vuole stupire, ma man mano che la storia si sviluppa emerge sempre più la tensione tra la sfera personale e quella politica. È cosi quando vediamo trafficanti estorcere denaro, migranti che raggiungono i confini attraversando boschi impervi, che passano notti all’aperto mentre gli agenti di polizia non riescono a sedare i disordini fagocitati da un manipolo di estremisti di destra. Non vediamo mai il conflitto vero e proprio sullo schermo, ma lo percepiamo chiaramente dalle reazioni dei residenti intervistati il giorno dopo da un allegro giornalista. Più il tempo passa, più alte diventano le recinzioni. Pensate per portare ordine, appaiono il simbolo vistoso e ingombrante di un potere aggressivo che si scaglia contro i migranti. Uomini, donne e bambini costretti a vivere per anni in una condizione di apatia senza tempo, con la vita che gli sfugge dalle mani.

MIDNIGHT TRAVELER è il ritratto stratificato delle persone e del tempo: pensieri personali, diari di immigrati, immagini di famiglia, testimonianze di crisi ed esperienze soggettive si combinano fra loro offrendo una prospettiva unica di storie di persone troppo spesso da noi definiti “altri”, e dallo Stato “soggetti pericolosi”. La storia si allunga oltre lo schermo: quando MIDNIGHT TRAVELER è stato proiettato al Sundance festival il caso di Hassan Fazili era già all’esame delle autorità competenti. Tuttavia il regista non ha potuto presenziare all’evento a causa del suo status di rifugiato. Attualmente la sua famiglia è al sicuro dopo un viaggio di oltre 3500 chilometri e tre anni di angoscia, ma ancora in cammino verso una nuova vita. A loro ancora ignota.

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