PUTIN FOREVER – La primavera moscovita

PUTIN FOREVER. Inquietante affermazione e funesto interrogativo, visti i tempi. PUTIN FOREVER, il docufilm presentato all’ultimo Warsaw Film Festival da Kirill Nenashev ripercorre l’intera parabola dei riformatori liberali russi e della loro mobilitazione tra la fine del 2011 e l’alba del 2012.

PUTIN FOREVER è la storia di quello che avrebbe potuto essere, di quei mesi in cui è sembrato esserci una alternativa al putinismo pronta a dare un nuovo corso alla Russia. Invece no, Putin ha avuto la meglio.

Ricco di testimonianze, immagini e musicalità PUTIN FOREVER solleva alcuni scontati, ma non per questo meno angoscianti, interrogativi. Cosa è andato storto e soprattutto cosa vogliono davvero i russi? Putin, il putinismo, il neo zarismo del XXI secolo è destinato a durare “per sempre”?Nelle parole del regista Kirill Nenashev PUTIN FOREVER racconta:

il passaggio dalla speranza e soprattutto dalla consapevolezza di essere cittadini attivi di questo paese alla paura.”

Una paura che ha polverizzato l’animo russo.

Hope, Fear, Despair, le tre fasi della fallita rivoluzione russa raccontati Vsevolod Chernozub, 25 anni, uno dei protagonisti della mobilitazione di Solidarnost, il movimento di Boris Nemtsov. Li chiamano gli Orange Baby Boom quelli come Vsevolod, gli emuli della rivoluzione arancione in Ucraina. Nati alla fine dell’Unione sovietica, molto politicizzati (e occidentalizzati) sono i figli di quella borghesia intellettuale che ha sostenuto Gorbaciov.

Vselovod è giovane ed è convinto che la protesta pacifica avrà la meglio.

“La nostra generazione ha bisogno della sua rivoluzione.”

Pochi si aspettavano alla vigilia delle elezioni per il rinnovo della Duma, nel dicembre 2011, che il partito di Putin, Russia Unita, conquistasse di nuovo la maggioranza.

LA SPERANZA

4 febbraio 2012. Manifestazioni di protesta cosi imponenti non si vedevano a Mosca da vent’anni. “Elezioni libere” e “Russia senza Putin”, gli slogan della mobilitazione generale. Colonne di persone marciano verso Bolotnaya Square. La colonnina segna meno venti; a scaldarli Rodina (patria) la colonna sonora popolare della Grande Russia.

Non distante da Bolotnaya Square, la risposta, la contro-manifestazione di Vitaly Morozov sostenitore di Putin. Lo slogan è ovviamente meno provocatorio: “Conservare la Russia”.

Ultimamente il termine arancione è diventato molto comune”, è l’ironia di un manifestante […]. Abbiamo paura che ritornino gli anni 90.”

Per la maggior parte dei russi sono stati anni di miseria, i Novanta, di risparmi inghiottiti dal gorgo di una inflazione galoppante; anni di prostrazione, di umiliazione, di bisogno crescente dell’uomo forte.

Prima di Putin mi vergognavo di essere russo. Ora non più.

Vitaly Morozov, l’altra faccia della Russia. Quella che facciamo fatica a credere che esista, eppure esiste. Ex hippie con il nome di Till, Vitaly Morozov è un fervido osservante della religione ortodossa. E di quella di Putin, che per lui oramai coincidono.

“Noi ci opponiamo ad ogni rivoluzione. Il nostro è un movimento spirituale. La Russia deve diventare il principale centro anti -rivoluzionario al mondo. Non importa cosa penso di Russia Unita, non ho bisogno di vedere i vostri video. Non cercherei comunque di rovesciare il governo del mio Paese. Nessuno è andato da nessuna parte con queste azioni. Perché dovrei organizzare una azione contro il mio Paese? Loro anzicché risolverli i problemi, li creano.”

LA PAURA

2 marzo 2012. Nella sede di Solidarity, due giorni prima delle elezioni, Boris Nemtsov parla ai giovani del movimento. Ex vice primo ministro di Eltsin, sul finire degli anni Novanta Boris Nemtsov è stato la speranza dei riformisti russi. Con Putin, Nemtsov è diventato uno degli oppositori più popolari, influenti e soprattutto scomodi per il Cremlino. Conosceva nomi e cognomi di tutti i corrotti e corruttori del sistema di Putin. Sarà freddato il 27 febbraio 2015, a pochi passi dal Cremlino, il giorno prima della Peace March contro l’annessione della Crimea.

Un delitto su commissione quello di Nemtsov, e pertanto destinato a rimanere impunito.

Quello che ho da chiederti Boris è cosa farai se io Navalny  Ponomarev e altri organizziamo un presidio alla Pushkinskaya tu che farai sei dei nostro? O sei contro?” (Vsevolod Chernozub)

Sono un liberale e questo è il mio grande problema. Non sarò contro ma non sarò con voi. Voi siete il nostro futuro. Sono felice di avere amici cosi giovani, ma sono troppo vecchio per accamparmi con voi. Ho bisogno di farmi  una doccia ogni mattina.” (Boris Nemtsov)

“Putin non un patetico o un sadico, è un ladro preoccupato solo della sua vita. Non ha nessuna patologia come invece era con Stalin che provava piacere a uccidere persone –Putin vuole essere lasciato solo al Cremlino e non in prigione! Se protestiamo prima o poi lascerà.”

4 marzo 2012. Elezioni presidenziali. Seggio elettorale 3183. I volontari della Voters’ League monitorano il rispetto dei diritti elettorali dei cittadini.

“Abbiamo mandato va un sacco di gente che aveva votato almeno in altri seggi nelle ultime tre ore!”.

“Nessun video vi salverà. La maggior parte della gente è qui perché è stata pagata, e continuerà a farlo per denaro.” (Signora fuori dal seggio)

“Russia senza Putin?” E’ solo uno slogan che non offre niente. Io voto per i vincitori, non voglio stare con i perdenti” (Intervistato)

LA DISPERAZIONE

8 aprile 2012. Vitaly Morozov e Vsevolod Chernozub a confronto. E’ la domenica delle Palme.

L’intera questione ha a che fare con l’onestà e come vogliamo vivere. Io voglio condurre una vita onesta.” (Vsevolod Chernozub)

Supponiamo che a me Putin piaccia come persona, per le sue qualità” (Vitaly Morozov)

“Se chiudi gli occhi  allora ti piace la stabilità di Putin – se apri gli occhi la fotografia è diversa.” (Vsevolod Chernozub)

“Possiamo migliorare Putin, quelli che lo sostengono non sono nemici del Paese. Non dobbiamo spararci fra noi. Il vecchio nemico è l’Occidente. Fanno guerre di Stato con le nostre mani. Non hanno nemmeno bisogno di andare lì, usano parole, informazioni, governano il mondo con il computer. Sono spie e pagano spie.” (Vitaly Morozov)

Il 6 maggio 2012, il giorno prima della inaugurazione del terzo mandato presidenziale  di Putin, è il giorno dei milioni. La Marcia dei Milioni come l’hanno battezzata gli organizzatori, un milione di russi “for fair rule, for Russia without Putin.”

L’imponente piazza di Bolotnaya si trasforma, inevitabilmente, in un teatro di scontri, pestaggi, arresti. Per i sostenitori di Putin la violenza sembra confermare l’equazione proteste uguale estremismo.

Trentadue persone sono state rinviate a giudizio (e condannate) per disordini. Oggi la “primavera di Piazza Bolotnaya” è un amaro ricordo.

Il problema dei leader all’opposizione è che vogliono stare sui giornali non in un libro di storia”, dice con amarezza Vsevolod Chernozub che nel frattempo ha ottenuto asilo politico in un Paese europeo alla fine del 2012.

Con il suo ritorno alla presidenza, nel maggio 2012, Putin ha dato un giro di vite alle opposizioni come mai nessun leader russo aveva osato dai tempi più bui del regime sovietico. Non ha mandato i carri armati ma ha scaldato la popolazione con il nazionalismo, con la vecchia idea di Stato e di impero, costruendo abilmente l’idea di una Russia assediata.

Il vecchio Vitaly Morozov vive ancora in Russia; continua a sostenere Putin e la sua politica in Ucraina.

Alexei Navalnij, uno dei principali promotori delle proteste del 2012, è stato processato più volte. Dieci mesi di arresti domiciliari necessari a fargli passare la voglia di ricandidarsi a sindaco di Mosca. La prima volta nel 2013 ha ottenuto quasi il 30% dei consensi denunciando e dimostrando brogli. Sergei Udaltsov leader del Fronte di Sinistra socialista e uno dei principali organizzatori di Bolotnaya Square è stato condannato a quattro anni e mezzo di carcere. Garry Kasparov, il campione mondiale di scacchi, ha dovuto lasciare Russia. L’ufficio di Solidarity è stato chiuso.

Boris Nemtsov invece non c’è più. Ma questa è un’altra storia. È la storia di Anna Politkovskaja, di Alezander Litvinenko e di altri critici, dissidenti, oppositori, della Russia di Putin. Mammut estinti nel tempo delle profonde tenebre russe.

Share your thoughts