SOLE LUNA DOC FILM FESTIVAL 2019

I diritti umani al cinema, ovvero raccontare attraverso il grande schermo le violazioni dei diritti umani nel mondo per diffonderne la conoscenza e rafforzarne la difesa, per promuoverne la cultura attraverso grandi e piccole storie.

Dal 7 al 13 luglio, nel complesso di Santa Maria dello Spasimo a Palermo si svolgerà la 14esima edizione del festival internazionale Sole Luna Doc Film Festival, organizzato dalla associazione Sole Luna– Un ponte tra le culture, sotto la direzione artistica di direttori artistici Chiara Andrich e Andrea Mura. 50 proiezioni, 20 premiere, 24 film in concorso tra lungometraggi e cortometraggi, concerti, dibattiti, incontri con gli autori. Il festival ospiterà un omaggio al grande cineasta Bernardo Bertolucci scomparso recentemente con alcune sue opere scelte per la loro assonanza con la vocazione del Sole Luna Doc festival di creare un “ponte tra le culture”, avvicinandoci a realtà poco conosciute.

Tre le sezioni in concorso: Human Rights, documentari che raccontano storie di diritti violati o conquistati; The Journey, la dimensione umana del Viaggio, reale o metaforico; Short Docs, corti e media metraggi su temi attuali.

 

IN CONCORSO

CHILDREN OF THE SNOWLAND di Zara Balfour e Marcus Stephenson – La storia di un gruppo di bambini cresciuti in Nepal, nella regione dell’Himalaya, un’area remota di estrema bellezza ma molto dove la vita è estremamente difficile. Da alcuni anni i bambini del villaggio sono mandati dai genitori a Kathmandu a frequentare una scuola di un monaco buddista che assicuri loro una formazione per il loro futuro. Per dieci anni questi bambini non vedono i loro genitori fino al diploma quando finalmente possono tornare nel loro villaggio, dalle loro famiglie. Portano con loro una modernità estranea a quel contesto, dove social media e smartphone sono sconosciuti. Fino al giorno del terremoto.

THOSE WHO REMAIN di Ester Sparatore – Le “Donne-fotografia” sono riunite di fronte al ministero dell’interno della Tunisia e l’ambasciata italiana a Tunisi. Impugnano le fotografie dei loro figli, mariti, fratelli. Sono tutti scomparsi cercando di emigrare via mare verso l’Europa, nel periodo della Primavera Araba. Fra queste donne c’è Om El Khir Ouirtatani, una vera combattente. Suo marito è sparito nel nulla, lasciandola con i suoi tre figli in un appartamento alla periferia di Tunisi. Insieme con altre 503 donne tunisine (soprattutto madri di uomini scomparsi), Om El Khir Ouirtatani chiede verità e giustizia, dando vita a un nuovo spazio di protesta politica e di denuncia della “fortezza Europa”.

CONGO LUCHA di Marlène Rabaud – Lucha è un movimento di uomini e donne congolesi impegnanti in azioni politiche non violente. Girato a Goma, nella regione orientale del Paese, nell’arco di due anni, il film è un tributo al coraggio e alla determinazione di questi cittadini che combattono pacificamente la resistenza del presidente Kabila al rinnovamento democratico della Repubblica Democratica del Congo.

PAJU di Susanne Mi-Son Quester – Un regista tedesco-coreano visita la città di Paju, al confine tra le due Coree, dove attraverso l’incontro contro con i suoi residenti riprende l’atmosfera della città e il suo vivere la “divisione”. Un atteggiamento che emerge come sentimento interiore, radicato nelle generazioni, indissolubilmente legato alle loro visioni sul futuro.

WHAT WALAA WANTS di Christy Garland – La madre di Walaa, Latifa Abu Draa, ha trascorso otto anni in una prigione israeliana. Walaa, una giovane ribelle palestinese, è cresciuta in un campo profughi, respirando oppressione, rabbia e dolore. Ora, a quindici anni, Walaa è decisa a lasciare la scuola per entrare nelle forze di polizia palestinesi.

ABOUT A WAR di Daniele Rugo e Abi Weaver – La guerra civile libanese ha prodotto 170.000 morti, un milione di sfollati e 17.000 dispersi. Migliaia gli adolescenti che hanno imbracciato le armi per combattere una guerra durata quindici anni. Nel 1990, l’Accordo di Taif ha posto fine alle ostilità con una suddivisione del potere tra le diverse componenti etnico-religiose del Paese. Le cause ultime delle lotte intestine, delle rivalità e delle spaccature all’interno della complessa società libanese non sono state rimosse. La sparizione di molti combattenti e una amnistia generale pregiudica il raggiungimento di una vera pace. Partendo dalle testimonianze di Assad, un agente dell’intelligence della componente cristiana, Ahed, un combattente palestinese e di Nassim, un comandante comunista, il documentario scava nelle motivazioni personali, nei traumi e nei rimpianti di combattenti in prima linea creando una narrazione che offre diverse prospettive di interpretazione di un momento cruciale nella storia del Libano e di tutto il Medio Oriente.

LAILA AT THE BRIDGE di Elizabeth e Gulistan Mirzaei – L’Afghanistan è il Paese al mondo che produce ed esporta più oppio. In Afghanistan si concentra un numero altissimo di eroinomani. Molti vivono abbandonati a se stessi negli anfratti di Kabul. Guerre e corruzioni alimentano il business dell’oppio nella assenza totale delle istituzioni. Laila cerca di aiutare questa gente con un piccolo centro di recupero: pasti caldi, docce e preghiere.

ISLAND OF THE HUNGRY GHOSTS di Gabrielle Brady – Christmas Island è una piccola isola australiana situata nel mezzo dell’Oceano Indiano. Ogni anno 50 milioni di granchi rossi si muovono dal cuore della giungla per raggiungere il mare. Sulla stessa isola centinaia di migranti in cerca di asilo vengono detenuti per un tempo indeterminato in strutture di massima sicurezza. La regista osserva da vicino la tragedia di persone profondamente sofferenti, sottomesse e rese impotenti dalle autorità, separate con la forza dai loro cari.

STRONGER THAN A BULLET di Maryam Ebrahim – La testimonianza di un fotografo di regime durante la guerra Iran–Iraq degli anni Ottanta. Propaganda e ideologia khomeinista ritratte nelle foto di Saeid Sadeghi, un uomo in lotta con la sua coscienza e con gli incubi che lo perseguitano per tutte le vittime che ha immortalato per il regime.

ALGANESH di Lia e Marianna Beltrami – Lungo i confini etiopi si ammassano circa un milione di persone in fuga. Vengono dalla vicina Eritrea, dal Sudan, dalla Somalia, dal Congo. Molti i minori non accompagnati. Nei cinque campi profughi degli eritrei manca acqua. Alganesh Fessah, un medico eritreo di origini italiane, ha consacrato la sua vita ad aiutare i suoi connazionali in fuga. Da anni medico in prima linea, Alganesh è inarrestabile. Ha organizzato corridoi umanitari per i casi più disperati, visita le prigioni egiziane dove finiscono i profughi arrestati alla frontiera, lotta per la liberazione di quelli bloccati nel Sinai.

 

SGUARDI DOC ITALIA

MY HOME, IN LIBYA di Martina Melilli – La storia di Antonio e Narcisa Melilli, due dei 20.000 italiani costretti in seguito al colpo di stato di Gheddafi del 1969 ad abbandonare la Libia, dove erano nati e cresciuti ai tempi del colonialismo italiano. Luoghi di ieri e luoghi di oggi che si incrociano sovrapponendosi nel presente attraverso la vita Mahmoud, un giovane di Tripoli con cui la regista stringe amicizia attraverso internet.

 

DONNE E DIRITTI UMANI

Sole Luna Doc 2019 dedica particolare attenzione alle donne con Freedom Women, sei documentari di Giancarlo Bocchi per conoscere donne straordinarie in prima linea nella difesa dei diritti umani in sei zone calde del mondo: Afghanistan, Birmania, Colombia, Cecenia, Kurdistan, Sahara Occidentale.

LA FIGLIA DEL CAUCASO – La storia di Lidia Yusupova, fondatrice in Cecenia dell’associazione Memorial che ha fatto conoscere all’opinione pubblica internazionale le atrocità della guerra e del dopoguerra in quel paese. Avvocato della Procura federale, nel 1991, dopo la morte del fratello poliziotto durante gli scontri separatisti, Lidia decide di dedicare la sua vita ai diritti umani. Definita da Amnesty International “una delle donne più coraggiose d’Europa” è stata candidata al premio Nobel per la Pace nel 2006.

LA PICCOLA GUERRIGLIERA – Fino all’età di quattordici anni Zoya Phan ha vissuto nella giungla birmana “la terra verde” dei Karen, tra i guerriglieri del Karen National Liberation Army (KNLA) che combattono da sessant’anni la più lunga resistenza armata della storia contemporanea. La madre di Zoya comandava un reparto femminile della guerriglia, il padre era un importante esponente del KNU, l’ala politica dei Karen. Dopo l’ennesimo bombardamento e il rogo della sua capanna, Zoya si è unita alle migliaia di fuggiaschi vivendo per due anni in un campo profughi in Thailandia. Il padre, divenuto nel frattempo il capo politico di tutti i Karen, è stato ucciso nel febbraio 2008 da sicari del regime birmano. Braccata da militari, Zaya è fuggita e ha chiesto asilo politico in Gran Bretagna. Da quel momento è divenuta una tra le più temibile oppositrici all’estero della dittatura militare. La sua avventurosa autobiografia, Little daughter, che ha portato all’attenzione mondiale le terribili violazioni dei diritti umani dal regime militare birmano: eccidi, stupri, deportazioni, arruolamento di bambini-soldati.

LA RIBELLE DEL SAHARA – Figlia di un dignitario indipendentista del Sahara occidentale, morto in un incidente d’auto dai contorni mai chiariti, Aminatou Haidar è la più famosa attivista per i diritti umani del popolo saharawi contro l’occupazione coloniale del suo paese da parte del Marocco. Nel territorio ancora occupato si svolge una Intifada pacifica, che i marocchini temono e reprimono con ogni mezzo. Arrestata nel 1987, Aminatou Haidar è stata fino al 1991 nella “prigione nera” di al-Ayoune, dove è stata sottoposta a indicibili torture e violenze. Dopo il rilascio, ha organizzato il movimento delle madri e delle figlie dei carcerati. Nel 2005 durante una manifestazione pacifica ad al-Ayoune è stata aggredita dai militari e percossa a sangue. Ricoverata in ospedale per le ferite, è stata arrestata e rinchiusa di nuovo nella prigione nera. Tornata in libertà, Aminatou Haidar è diventata simbolo della resistenza pacifica saharawi.

LE RAGAZZE DELLA RIVOLUZIONE – Tamara è una donna curda, ha iniziato a combattere a sedici anni contro il regime turco, prima quello dei militari poi quello islamico di Erdoğan. Ora combatte in Kurdistan contro i miliziani dell’Isis. Tamara ha consacrato la sua vita alla libertà del Kurdistan, rinunciando ad una famiglia, a dei figli. Oggi Tamara comanda una formazione tutta femminile che difende, vicino a Makhmur, la capitale “segreta” del PKK in Kurdistan, dove vivono le famiglie di dodicimila rifugiati politici.

SORELLA LIBERTÀ – Malalai Joya ha vissuto gran parte della sua infanzia e adolescenza nei campi per profughi afgani in Iran e Pakistan. Dopo la sconfitta dei talebani è ritornata nella città d’origine, Farah, nel sud-ovest del paese, dove si è dedicata alla politica. Eletta nel 2003, a soli 26 anni alla Grande Assemblea, l’organo incaricato di redigere la nuova Costituzione, Malalai è diventata presto “scomoda” per i vecchi davanti agli allibiti esponenti del patriarcale potere afghano politicanti afghani, molti dei quali collusi con il regime dei talebani. In un discorso, poi divenuto celebre e ritrasmesso dalla televisione, ha denunciato i crimini dei signori della guerra, presenti in Parlamento. Per questo Malalai ha perso il seggio in Parlamento e da allora vive sotto scorta per continue minacce di morte. Oggi è responsabile di un’associazione che si occupa della promozione dei diritti delle donne e dei bambini, di alfabetizzazione e formazione professionale, continuando così la sua lotta per il suo Paese.

SFIDA PER LA LIBERTÀ – Aida Quilque è la leader indigena delle popolazioni del Cauca, territorio di grande bellezza nel sud della Colombia, abitato da comunità indigene, dove si combatte una guerra feroce tra narcotrafficanti, forze di polizia, paramilitari governativi, narcoguerriglieri delle FARC, esercito colombiano. Le vittime di questo affollato campo di combattenti sono gli indigeni del Cauca, spesso sono uccisi dall’esercito con il pretesto che siano guerriglieri. Aida ha organizzato dimostrazioni e marce di protesta, scontrandosi più volte con l’ex Presidente Alvaro Uribe. Per il suo impegno nella denuncia e difesa dei diritti del suo popolo Aida ha dovuto pagare un prezzo altissimo: suo marito, Edwin Legarda, è stato assassinato a 50 chilometri da Popayán, il capoluogo del Cauca.

 

ZONAZINE, in partnership con il festival di Malaga, documentari spagnoli e latinoamericani

HAYATI di Liliana Torres e Sofi Escudé – Ossamah Al Mohsen e suo figlio di otto anni sono diventati una delle immagini più rappresentative del conflitto siriano, quando nel 2015 una televisione li ha ripresi in fuga lungo il confine con l’Ungheria. Una volta arrivato a Madrid Ossamah, famoso calciatore in Siria, è diventato un allenatore di calcio. Sua moglie e i suoi tre figli sono rimasti bloccati in Turchia, con poche speranze di ottenere un visto. Sono tra i tanti a vivere questa condizione. Come Ossamah, anche Moatassam, Youssef e Muhannad: tre promettenti talenti calcistici i cui anni migliori sono stati vissuti all’ombra del terribile conflitto.

 

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