TALES OF MEXICO – La casa che racconta la storia del Messico

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Otto episodi e una casa per raccontare le trasformazioni del Messico in un secolo della sua storia. LA HABITACION, presentato al Warsaw Film Festival con il titolo di TALES OF MEXICO, è un lavoro cinematografico corale, ben confezionato dal punto di vista narrativo e artistico.

Otto registi diversi per otto spaccati di vita nazionale. Dal 1910 ai giorni nostri attraverso la Casa e le persone che l’hanno vissuta in momenti cruciali della vita del Paese.

Il risultato è uno sguardo d’insieme, un ritratto profondo e imponente del Messico moderno.

El Sueno e La Pesadilla, i primi due episodi.

1910-1913. Sullo sfondo la rivoluzione e controrivoluzione.

Nella Casa si aggira il ricco Alfredo, espressione di quella oligarchia latifondista su cui si regge il regime di Porfirio Diaz, il caudillo, al potere quasi ininterrottamente dal 1876 al 1911.

Alfredo ha una moglie giovane e bella. E francese.

Mi mancano le feste dei miei genitori in Francia, queste sono cosi noiose“, lamenta a Guadalupe, la cameriera indios, comprata per venti pesos, che la prepara al ballo al palazzo presidenziale. Si celebra l’anniversario dell’indipendenza nazionale, il 15 settembre 1910.

C’è Ilario, il giovane amante di Guadalupe ed ex servo di Alfredo, a rompere il tedio di Angela; la spia nuda mentre fa il bagno, nascosto in un armadio, dopo essersi intrufolato nella Casa per uccidere il padrone.

Si lascia guardare, Angela, seducente e sedotta dallo sguardo conturbato e ammaliato. Lei è una donna francese. I signori sono al ballo presidenziale, al loro posto Ilario e Guadalupe giocano a fare i padroni nella loro stanza, nel loro letto. Fantasticano di essere liberi, di imparare a leggere, a scrivere, di andare via di lì perché “[…] stanno parlando di un certo Pancho Madero, dicono sia un brav’uomo, sta combattendo per deporre Porfirio.

Nel 1910, in Messico scoppia la rivoluzione. La borghesia urbana, figlia del miracolo economico di Porfirio (e soprattutto dell’afflusso di capitali americani e inglesi) si apparenta con milioni di contadini, illetterati, ai margini della vita politica e sociale, affamati dalla grande proprietà fondiaria. Gli indios e i meticci dei villaggi e delle hacienda; il grosso della popolazione messicana, la forza lavoro del Paese.

Francisco Madero è un “buon uomo”, un ricco proprietario terriero votato alla causa della rivoluzione liberale. Nel 1912 diventa presidente (con le prime elezioni veramente libere del Paese), nel 1913 viene assassinato. La Decena Tràgica, i dieci giorni drammatici del febbraio 1913 in cui arriva al potere il Generale Huerta, sostenuto dalle armi e dagli Stati Uniti.

Proprietari terrieri, militari, il mondo degli affari, prelati. Tutti a fare quadrato contro Madero e il suo programma di riforme liberali. Il sistema si sa si ricicla prontamente.

Huerta è il nuovo garante dei vecchi poteri, di quelli che stavano con Porfirio Diaz. Ma anche di disperati come Ilario, che dalla rivoluzione è passato alla controrivoluzione.

Alfredo è braccato nella Casa, nell’ultimo disperato tentativo di sfuggire ai sicari di Huerta. Il Generalissimo lo accusa di aver complottato contro di lui a fianco degli uomini di Madero.

“Patron, la uccideranno. La gente dice che il Generale non ha pietà per nessuno”

“Schifosi indios, che ci provino ad avvicinarsi.”

Patron, il Generale è un indios…le cose sarebbero diverse se solo la signora Angela non l’avesse lasciata e il piccolo Ignacio non fosse…”

Arriva, la vendetta di Huerta e ha la faccia di Ilario. Ora luogotenente dell’esercito militare controrivoluzionario del Generale.

Ero in prigione più morto che vivo. Mi hanno costretto ad arruolarmi. Ora combatto per Huerta.” (Ilario)

Ti ho risparmiato la vita. Sei venuto nella mia stanza per uccidermi e ti ho risparmiato… Huerta è un traditore e tu sei un servo Ilario, un indiano traditore.” (Alfredo)

Hai sempre baciato il culo a Porfirio, povero Madero si fidava di te…. posso perdonare anche che mi hai tagliato due dita…a condizione che mi dice dov’è Guadalupe.” (Ilario)

E’ morta. L’ho venduta. Dopo poche mesi è morta di tifo.” (Alfredo)

Non bastano ad Alfredo tutte le sue monete d’oro a salvargli la vita.

Quarto episodio, la Duermevela, 1928. Tre donne, tre generazioni. Madre, figlia, nipote, due stanze in affitto all’interno della Casa.

L’anziana madre ha i piedi fasciati, per non farli crescere, come usano le donne cinesi per bene.

Sai,le donne con i piedi grandi venivano guardate con disprezzo.

Nel tuo Paese, nonna, in Cina?”

I cinesi cominciano ad arrivare in Messico nel Seicento, come servitù al seguito dei mercanti spagnoli. Molti sono andati negli Stati Uniti fintanto che è stato possibile, prima che le frontiere americane venissero chiuse alla immigrazione cinese (1882). Quelli che sono rimasti hanno dato vita alle loro “town“, piccoli agglomerati commerciali ai margini delle grandi città. Nel 1910 a scoppiare non è solo la rivoluzione contro Diaz e il suo regime; una vero e propria “febbre” anti-cinese si diffonde nel Paese. A gettare benzina sul fuoco lo stesso Madero, il “brav’uomo”, con i suoi discorsi infiammati. La comunità cinese è accusata di rubare lavoro ai messicani.

Un consunto e consueto copione sempre di moda.

Il picco delle violenze nel 1911 con il massacro di trecento cinesi in diverse parti del Paese; negli anni Trenta il 70% della comunità cinese verrà espulsa, abitazioni e negozi saccheggiati.

L’anziana donna con i piedi fasciati, dal volto scavato, il corpo ricurvo e lo sguardo impaurito. Troppo livore, troppa distanza, troppa paura la separa dal Messico.

Mamma questo è il mio Paese, il Messico moderno. Quello alla parete è il nostro presidente.”

Come puoi dopo che hanno ucciso Juan, perché lo hanno ucciso?

Perché c’è una legge che vieta ai messicani di sposare i cinesi.”

A Sonora dove vivevano prima di trasferirsi nella più “sicura” Città del Messico, una legge impedisce di sposare donne cinesi.

Giù, in strada, i “teppisti della razza” sono pronti a lanciare lacrimogeni contro l’abitazione delle donne. In una delle scene più espressive del film, l’anziana donna allarga le braccia, un un lancio simbolico, come a voler fermare il Male con il suo corpo. Quel gracile corpo a cui verrà tolto il respiro, a freddo, brutalmente.

Solo la notizia della morte del Presidente Obregon, assassinato mentre festeggia la sua vittoria elettorale, impedisce l’eccidio.

Angela, trentatré anni dopo. Il Messico vive il suo miracolo economico. Guerre e rivoluzioni alle spalle. La Casa è in vendita.

El Erotismo, il V episodio. Nel titolo la sua essenza. Angela è tornata a Parigi, fa la cantante. Alfredo è morto, il piccolo Ignacio anche. C’è il Colonnello Perezo alla porta. Un possibile acquirente.

Sono passati trentatré anni ma i due si riconoscono. Si odorano. Come dimenticare Ilario, il servo indiano che rapiva la sua nudità attraverso la fessura di un armadio?

Nessuno mi aveva mai guardato in quel modo“, confessa Angela prima di perdersi tra le braccia del colonnello Perezo, lì in quella stanza da bagno.

La radio annuncia un colpo di Stato a Panama appoggiato dagli Stati Uniti. Clara, una giovane madre malata di tubercolosi, il marito, Ruben, agente in borghese del servizio d’ordine. La Casa è stata trasformata in appartamenti per la piccola borghesia.

1968. Il Messico ospita i Giochi Olimpici. Alle televisione scorrono le immagini del Presidente, Gustavo Diaz Ordaz, a fare gli onori di casa.

Il massacro del quartiere Tlatelolco. Il 2 ottobre, alla vigilia della apertura dei Giochi, si spara su una folla inerme di giovani manifestanti. Nel 1968 le organizzazioni studentesche sono protagoniste anche in Messico. Nella Piazza delle Tre Culture chiedono la democratizzazione del sistema politico.

Il Messico delle Olimpiadi deve “garantire l’ordine.” Che nel Centro come nel Sud America significa una cosa sola: potere ai militari.

Assassini, infiltrazioni, sparizioni. Il balletto delle cifre:trecento,cinquecento,centocinquanta. Comunque centinaia di ragazzi. Molti desaparesidos. Tra loro probabilmente Mauricio, il fratello di Clara. Dagli archivi della CIA risulterebbe che il massacro era stato pianificato.

Una delle pagine più tristi e oscure della storia del Messico.

1985. Vent’anni dopo. Nella stessa Casa due donne sono le protagoniste del VI episodio, La Vigilia. Due disperazioni si abbracciano. Eva, la nana del circo, una carriera circense stroncata da un incidente che l’ha resa zoppa; Blanca, la tossicodipendente, un compagno violento che la inchioda alle sue dipendenze. Una breve sequenza di scene gitane, musiche, svolazzi e danze. L’inizio di una sensualità saffica interrotta dal peggiore terremoto della storia del Messico, il più mortale: diecimila vittime, il triplo il numero dei feriti.

Macerie di vita. La Muerte, VII episodio. La Casa è un cumulo di macerie dove trovano rifugio bambini di strada. Accampati, poveri, abbandonati, affamati. Uno di loro ha fatto di quelle macerie la sua casa. Ha una foto di Angela con sè, dice che è sua madre ma non l’ha mai vista. Ovvio, siamo nel 1994.

Gang giovanili, abili con le armi, pronti a sfidarsi a morte per difendere il loro territorio, la Casa. Si uccidono fra loro, tra le macerie delle loro vite, in un sottomondo dove forza e violenza sono le leggi dell’infanzia.

A chiudere la saga della Casa l’Evocacion.

L’Habitacion è diventata una casa accoglienza, un rifugio per le vittima della droga e della violenza. Anche quella dello Stato che in nome della guerra al narcotraffico ha pressoché “legalizzato” torture, sparizioni, arresti illegali. C’è anche una donna, una madre (una delle tante) a cui è “sparito” il figlio, Leon Rodriguez, ufficiale federale.

Sono qui perché ho dimenticato di dimenticare […] Perché non lo hanno protetto? E’ un desaparesido, non l’ho mai più rivisto. Un agente mi ha detto che lo hanno sparato alla testa.”

Sono i bambini sicari del narcotraffico gli ospiti “più importanti” della Casa.

Prendono bambini di 13 o 14 anni, li fanno entrare nelle bande, gli danno droga. Finiscono nella trappola e devono fare quello che gli chiedono per avere la droga, anche usare le armi che gli danno.”

Sarebbero circa 25mila (dati Save the Children) sono i ragazzini legati in varie forme alle losche attività dei cartelli.

La piaga del Messico. Sono pagati bene, guadagnano molto di più per un omicidio di quanto otterrebbero in un anno di lavoro nero. Ragazzi poveri, analfabeti, scarse possibilità di vita e scarse prospettive di finire in carcere vista la loro età.

La Casa, testimone silenziosa della vita del Messico. La Casa è in ricostruzione, nelle mani di chi vi ha trovato rifugio. Il passato trascende, il futuro ha un sapore diverso. Di ricostruzione e di speranza.

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