Trent’anni fa di Wende, la grande svolta che abbatté il Muro di Berlino e riunì il continente europeo. Trent’anni fa il Trieste Film Festival cominciò a raccontare con il cinema l’evento più significativo della fine del XX costruendo un ponte culturale tra l’est e l’ovest dell’Europa. Dal 18 al 25 gennaio 2019 la 30. edizione del TSFF 2019 si conferma un appuntamento di grande valore artistico e culturale con un programma ricco di film, documentari, incontri con gli autori, eventi artistici e musicali per ripercorrere i trent’anni anni dalla riunificazione europea all’insegna delle sue feconde contaminazioni.

 

Appuntamenti imperdibili per celebrare il doppio trentennale una sezione dedicata ai ‘Racconti dal Muro di Berlino’ (un collage di cinque film tra cui uno straordinario Totò e Peppino divisi a Berlino) e il focus ‘1989-2019 Wind of Change’ dedicato alle cinematografie dell’Europa centro orientale (undici film) che meglio rappresentano gli eventi salienti della sua storia. I numeri del TSFF 2019: 9 film in concorso nella sezione lungometraggi, 11 nella sezione documentari, 13 nella sezione cortometraggi, 9 anteprime mondiali, 5 anteprime internazionali, ben 32 anteprime italiane.

 

Ad aprire la kermesse triestina il personaggio più emblematico della fine della Guerra fredda; sopra ogni altro il simbolo vivente della svolta europea: Mikhail Gorbachev. A lui è dedicato il prezioso documentario di Werner Herzog e André Singer: MEETING GORBACEV – La testimonianza d’eccezione di una figura chiave della storia del Novecento. Sei mesi di interviste con il padre della perestroika. Oggi Mikhail Gorbachev ha ottantasette anni e parla come un uomo che non ha più nulla da perdere. Più amato e rispettato all’estero che in Russia, l’ex Segretario del PCUS ricostruisce la sua parabola politica e privata, dalla ascesa nel partito comunista fino ai negoziati sul nucleare con l’America di Ronald Reagan.

 

Ospite d’eccezione con una Masterclass affiancata dalla proiezione di alcuni tra i suoi pluripremiati documentari Sergei Loznitsa, il regista ucraino che meglio di chiunque altro è riuscito con le sue opere rigorose ed essenziali a raccontare la storia di ieri dell’Europa centro orientale con le sue drammatiche attualità di oggi.

 

CONCORSO INTERNATIONALE LUNGOMETRAGGI

THE DELEGATION di Bujar Alimani – Albania, 1990. Una delegazione europea arriva a Tirana per verificare i progressi nelle riforme liberali che il governo comunista al potere si è impegnato ad attuare per diventare membro dell’OSCE. Quello stesso giorno, Leo, un prigioniero politico in carcere da quindici anni, viene improvvisamente liberato e condotto senza alcuna spiegazione a Tirana. Con lui un politico di alto rango, una guardia carceraria e un ex aguzzino del regime. Tre personaggi che guardano con occhi diversi all’Albania del passato e del futuro.

DONBASS di Sergei Loznitsa – La guerra civile in Ucraina, la spaccatura del Paese tra nazionalisti filo russi e filo occidentali. Un feroce conflitto in un Paese dove la propaganda viene presentata come verità e la macchina delle fake news costruisce narrazioni nazionaliste, violente, brutali. “quando chiamiamo pace la guerra, quando la propaganda viene presentata come la verità, quando chiamiamo amore l’odio, è lì che la vita stessa comincia ad assomigliare alla morte. Il Donbass sopravvive […]” (Sergei Loznitsa)

IL CARICO di Ognjen Glavonić – La storia di Vlada, autotrasportatore per la NATO durante il bombardamento della Serbia nel 1999. Non si scopre subito, ma il carico che Vlada deve trasportare dal Kosovo alla Serbia contiene cadaveri. Non è l’unico trasporto di questa natura nel 1999, anno in cui la NATO bombarda la Serbia di Slobodan Milošević. I corpi degli kosovari albanesi massacrati dalle milizie serbe dovevano sparire dal Kosovo.

L’INTERPRETE di Martin Šulík – Una improbabile amicizia tra Ali Ungár, un vecchietto figlio di ebrei uccisi in Slovacchia alla fine della Seconda guerra mondiale, traduttore di mestiere, e Georg Graubner, figlio di un nazista, alla ricerca di un interprete che lo accompagni a ripercorrere i luoghi slovacchi in cui durante la guerra suo padre ha agito agente della Gestapo.

CANCELLATI di Miha Mazzini e Dušan Joksimović – Ambientato nella metà degli anni Novanta in  sullo sfondo della dissoluzione della ex Jugoslavia. La Slovenia revocò la cittadinanza a circa 26 mila persone. Tra queste c’è  Ana, una madre single, che subito dopo aver partorito scopre di non appartenere più alla Slovenia: né lei né il suo bambino appena nato esistono ufficialmente. Lei è diventata una straniera e suo figlio un orfano da far adottare. La storia, poco nota,  di ciò che è successo agli sloveni nati nella parte sbagliata di un paese che non c’è più.

 

CONCORSO INTERNAZIOANLE DOCUMENTARI

CHRIS THE SWISS di Anja Kofmel – Ambientata in Croazia, al tempo delle guerre jugoslave, la misteriosa scomparsa di Chris, un giovane giornalista svizzero trovato morto con indosso l’uniforme di una milizia internazionale. Un film che cerca di gettare luce su quell’evento e sulla vita del giornalista.

IL PIÙ BEL PAESE DEL MONDO di Želimir Žilnik – Un gruppo di giovani migranti a Vienna nel labirinto delle procedure burocratiche per ottenere il permesso di soggiorno. La loro capacità di adattamento, la voglia di farcela, tenacia nella costruzione del loro futuro contro ostacoli linguistici e culturali. E contro i pregiudizi della popolazione. Bagher, ventitré anni, è uno di loro, partito dall’Afghanistan quando ne aveva diciassette, impara la lingua e un mestiere. Il suo cammino verso l’europeizzazione è improvvisamente interrotto dall’arrivo del nonno che lo riporta a un passato di guerra e di oppressione da cui credeva di essersi liberato.

IL GIORNO DELLA VITTORIA di Sergei Loznitsa – Il 9 maggio è la data più celebrata dai russi. Il giorno della vittoria sul nazismo. Dopo Austerlitz, Sergei Loznitsa descrive un’altra commemorazione storica. Al Monumento ai Caduti della Armata Rossa sfilano giovani adolescenti in uniforme datate, anziane donne con le fotografie di uomini morti nella battaglia per Berlino, compagni e amici russofoni che cantano e bevono vodka. Il consueto sguardo austero e rigoroso di un regista che contribuisce con i suoi lavori a comprendere i nazionalismi di oggi.

UNGHERIA 2018 – Dietro le quinte della democrazia di Eszter Hajdú – Un documentario politico per seguire le elezioni parlamentari in Ungheria nel 2018. Gli ideali progressisti rappresentati dalla coalizione democratica di centrosinistra di Ferenc Gyurcsany si infrangono contro il muro del dilagante conservatorismo di destra guidato da Viktor Orbán e dal suo partito Fidesz. Il regista segue la campagna elettorale di entrambi gli schieramenti su cui si addensa fitta la percezione della popolazione ungherese di essere in guerra contro migranti e rifugiati.

CAPORETTO di Christian Carmosino Mereu – Un documentario per raccontare la storica disfatta dell’esercito italiano durante la Prima guerra mondiale. Una battaglia epocale in una guerra nazionalista e fratricida che spezzò l’Europa. Migliaia di uomini senza nome e senza voce che lottarono tra i boschi delle montagne contro un nemico invisibile e incomprensibile. Un documentario tragico e poetico, una testimonianza attualissima sulla forza distruttiva della guerra, un inno alla vita.

A MINOR GENOCIDE di Natalia Koryncka – Tre generazioni di donne sono le protagoniste di questo documentario di animazione. Teresa Ferenc aveva nove anni quando il suo villaggio fu distrutto. Lei è una poeta, la figlia, Anna Janko, una scrittrice. Una storia di guerra il filo che unisce le tre donne, un trauma che diventa familiare di madre in figlia.

OCCUPAZIONE 1968 di E. Moskvina, L.Dombrovszky, M. Szymków, M.E. Scheidt, S. Komandarev – Cinque autori diversi per cinque paesi che nel 1968 occuparono, con il Patto di Varsavia, la Cecoslovacchia. Cinquant’anni dopo cinque diverse rappresentazioni di quella  invasione dalla prospettiva dei occupanti.

PUTIN’S WITNESS di Vitaly Mansky – La testimonianza delle vere cause e delle conseguenze della operazione “Successor” che ha segnato l’inizio del putinismoIl celebre documentarista porta sullo schermo gli eventi che sono accaduti negli anni dopo il fatidico 31 dicembre 1999, l’anno in cui Vladimir Putin è diventato presidente della Russia. Costruito su testimonianze uniche, il documentario ha come protagonisti, tra gli altri, Mikhail Gorbachev e Boris Yeltsin.

 

FUORI CONCORSO

SRBENKA di Nebojša Slijepčević – Una rappresentazione teatrale come una catarsi, una terapia collettiva per spezzare il circolo vizioso della vendetta. Nelle scuole croate di oggi gli studenti serbi sono considerati “i nemici”. Nebojša Slijepčević entra in una di queste e mette in scena con gli studenti “the Zec affair”, la storia vera di Aleksandra Zec, una ragazza serba orribilmente pestata nel 1991, vittima del clima di odio incontrollabile tra serbi e croati.

 

BORN IN TRIESTE, sezione dedicata realizzate grazie al supporto di “When East Meets West”, il forum di coproduzione triestino

PRIMA CHE PAPÀ TORNI di Mari Gulbiani – In un remoto villaggio della Georgia, nell’aula di una scuola alcuni bambini scoprono il fascino della macchina da presa. Per Iman ed Eva, due bambine musulmane, l’esperienza sarà l’inizio di una svolta esistenziale. Inizieranno a filmare la vita quotidiana del loro villaggio, stretto nella morsa della arretratezza e della minaccia jihadista.

IL MIO SOLDATO SCONOSCIUTO di Anna Kryvenko – Il racconto dell’occupazione del 1968 della Cecoslovacchia da parte delle forze del Patto di Varsavia, costituito da filmati d’archivio e immagini di storia personale e familiare. Quell’evento di cinquanta anni fa combinato con quelli del 1945 e spesso con conflitti più recenti.

 

PREMIO CORSO SALANI, sezione dedicata a lungometraggi indipendenti

MY HOME, IN LIBYA di Martina Melilli – La storia di Antonio e Narcisa Melilli, due dei 20.000 italiani costretti in seguito al colpo di stato di Gheddafi del 1969 ad abbandonare la Libia, dove erano nati e cresciuti ai tempi del colonialismo italiano. Luoghi di ieri e luoghi di oggi che si incrociano sovrapponendosi nel presente attraverso la vita Mahmoud, un giovane di Tripoli con cui la regista stringe amicizia attraverso internet.

IL CONFINE RECINTATO di Nikolaus Geyrhalter – Il Passo del Brennero divide l’Italia dall’ Austria. Nel 2016 le autorità austriache annunciano la costruzione di una barriera per fermare l’invasione prevista di rifugiati provenienti dall’Italia. La barriera di reti non è stata mai realizzata, è ancora conservata in un container al confine. Dalle interviste realizzate da emerge un quadro alquanto distante dalla propaganda politica che ha accompagnato la decisione della barriera. La maggior parte della gente, compresi gli agenti di polizia che ne controllano le condizioni, sperano che resti lì.

 

 

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